Ho visitato in anteprima la mostra di Paolo Pellegrin e vi spiego perché non dovreste perdervela

Aggiornato il: 29 ott 2019


Oggi, 6 novembre, ho partecipato alla conferenza stampa ed alla visione in anteprima della mostra di Paolo Pellegrin all’interno del museo MAXXI di Roma. Per questa possibilità devo ringraziare Canon, che in qualità di sponsor dell’evento mi ha fatto questo regalo. La mostra di Paolo Pellegrin, fotografo legato alla celebre agenzia Magnum, sarà visitabile a partire da domani fino al 10 marzo 2019. Già dal titolo “Paolo Pellegrin. Un’antologia” si capisce che non c’è un vero e proprio tema, ma che in qualche modo il tema è il modo di vedere e di rappresentare il mondo del fotografo stesso.

Della conferenza stampa mi hanno colpito due cose dette dallo stesso Paolo Pellegrin: per prima cosa che nei tanti ringraziamenti ha voluto ricomprendere i soggetti delle fotografie che a suo modo di vedere sono coautori delle stesse e non dei semplici soggetti, poi mi ha colpito quando ha detto che le sue foto devono essere un “confronto aperto”. Lui nelle sue foto non vuole mai dare la sua posizione, ma gettare verso chi le guarderà un’idea che possa essere l’inizio di un colloquio e non l’imposizione di un’idea. Questa affermazione è veramente interessante e ha rafforzato la stima che avevo nel personaggio, anche se una volta entrato nella mostra la mia sensazione è stata diametralmente opposta ripensando alle sue parole. Le foto non sono scattate mai, o quasi, col grandangolo, in alcune si nota anzi l’uso di un teleobiettivo, per cui mi hanno dato immediatamente la sensazione di entrare nella scena con l’autore. Foto che ti rimangono dentro, ma che per il mio modo di vedere hanno lo stesso sguardo dell’autore che scegliendo cosa lasciare ai margini ci guida nel formulare un giudizio. Forse Paolo Pellegrin non vuole darci una sua opinione, ma inconsapevolmente con le sue scelte artistiche secondo me lo fa.

La mostra è pensata come un percorso: si inizia col buio per poi andare verso la luce. Si inizia con le gigantografie di 3 componenti dell’Isis in attesa di giudizio nel carcere di Guantanamo che ti spiazzano per la loro crudezza e semplicità quando ti ci ritrovi davanti, poi si continua prendendo colpi a destra e a manca che ti rimangono dentro! Una serie di perle fotografiche anche se di una crudezza spietata. Il percorso proposto merita la visione, anche grazie l’allestimento che fa la sua parte. La cornice del MAXXI esalta l’esperienza. Il MAXXI è probabilmente uno dei musei più belli al mondo, opera dell’architetto Zaha Hadid, e per questo chi ci deve esporre sente il peso ed il dovere di dare il massimo.

Stupenda la parete in cui si trovano provini, foto, appunti di viaggio e ritagli di giornale dell’autore. Un modo per entrare nel mondo di Paolo Pellegrin e nel suo modo di lavorare.

Per finire posso dire che a mio avviso l’esperienza di vita e professionale di Paolo Pellegrin lo ha portato ad esprimere un percorso in cui la parte relativa alla luce è veramente minoritaria rispetto al buio. Sarà anche che personalmente come fotografo ho sempre avuto bisogno di rappresentare il meglio di quel che vedo, di cercare il lato positivo in tutto, anche quando sembra non esserci. A contatto con tanta sofferenza forse avrei avuto ancora di più la necessità di far emergere la luce dal buio. Diciamo che nonostante questo percorso incredibile dal buio verso la luce sarà difficile uscire rinfrancati e con una rinnovata fiducia nell’umanità dopo aver visto questa mostra, ma che comunque sarebbe un peccato perdersela.

#PaoloPellegrin #MAXXI #Roma #Magnum

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