Google spiega in dettaglio la modalità Night Sight, e si scopre che gli utenti sono impazienti



Premetto subito che non andrò a riportare il funzionamento della funzione nello specifico, perché quello che ha attirato la mia attenzione è un particolare dello sviluppo, più che il funzionamento nello specifico.


Se volete approfondire il sistema potete cliccare qui e andare al lungo ed esaustivo post scritto da Google.


Nel lungo post vengono spiegate le motivazioni di alcune decisioni importanti, determinanti per poter riuscire ad acquisire e gestire le informazioni necessarie e a formare un immagine il più realistica possibile attraverso un processo computazionale.


Leggendo l'articolo emerge un particolare curioso: i tecnici che hanno lavorato allo sviluppo del sistema di calcolo hanno dovuto trovare un compromesso fra quello che sarebbe stato il miglior processo (e che avrebbe garantito il miglior risultato), e l'impazienza degli utenti finali.


In pratica il grosso limite per la funzione Night Sight di Google sarebbe proprio il fruitore: a quanto pare non abbiamo pazienza.


Il limite di attesa, il tempo oltre il quale l'utente medio non è disposto ad aspettare, non supererebbe i 4 minuti. Oggettivamente quattro minuti non sono pochi, ma neppure un tempo biblico, e il sistema per produrre un immagine soddisfacente ha dei tempi minimi da rispettare, scatta fino a 15 fotogrammi con un tempo di esposizione massimo di 16 secondi. Chiunque abbia provato a fare foto notturne sa perfettamente che occorre operare rispettando determinate accortezze come l'utilizzo di un treppiedi, con tanta pazienza e con la conoscenza base di alcune funzioni.


Pensate alla frustrazione provata da chi stava sviluppando il sistema quando è arrivato qualche analista o responsabile del marketing che gli ha imposto di non oltrepassare questo limite, di fatto limitando le possibilità del sistema e le sue potenzialità.


Realisticamente immagino che ci siano anche dei limiti nei processori utilizzati e che per mantenere prestazioni decenti si sia deciso di limitare l'esposizione. Ma pensare che un sistema sia stato limitato a causa dell'impazienza degli utenti, mi ha fatto riflettere sulla superficialità con cui utilizziamo alcuni prodotti, che probabilmente hanno avuto uno sviluppo lungo e complesso, me che sono stati limitati per via del marketing e delle esigenze dei fruitori.


Ovviamente è un pensiero personale, ma l'associazione tra smartphone e social sta portando ad una deriva preoccupante. L'intolleranza alle cose complesse, complicate, difficili spinge ad affrontare le novità con superficialità. Sostenere che tutto debba essere semplice non ha senso. Esistono cose complesse e difficili, che esigono competenza ed esperienza per utilizzarle. Non sono contrario alle facilitazioni, agli automatismi, ma credo si debba invertire un po la tendenza autolesionista del semplificare tutto ad ogni costo.

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