• Rodolfo Felici

In un mondo di surrogati la fotografia ci può salvare

Nel 2009, ben undici anni fa, uscì un film con Bruce Willis intitolato “Surrogates”. Il titolo italiano “Il mondo dei replicanti” intendeva chiaramente evocare Blade Runner, che è ben altro capolavoro; la pellicola in questione è un discreto film d’azione, ma non un capolavoro. Non l’ho più rivisto da allora, però l’idea di base era interessante e quanto mai attuale.


La trama si svolge in un futuro non troppo lontano in cui ciascun essere umano è relegato a casa propria; uscire è considerato troppo pericoloso, ed ognuno può esperire il mondo esterno rimanendo comodamente seduto sul proprio divano, collegandosi al suo "surrogato". L’avatar meccanico ha le fattezze del suo proprietario ma è potenziato sotto ogni punto di vista; può correre come un treno o gettarsi da un edificio senza paracadute senza subire particolari danni, non prova dolore ma può trasmettere gli stimoli sensoriali a chi lo pilota.

La nostra condizione attuale ha molti punti in comune con quella descritta dal film: la clausura a cui siamo obbligati da un mese è resa incredibilmente più sopportabile dalla tecnologia.


Nel ricordo quel film mi sembra di pochi anni fa, ma in realtà undici anni sono un abisso in termini di evoluzione tecnologica: quando uscì nelle sale l’iPhone era ancora una novità, in commercio in Italia solamente da un anno; non eravamo connessi come oggi, non c’era uno smartphone con fotocamera frontale in ogni tasca e i gestori non regalavano pacchetti dati da trenta gigabyte mensili.

Stranamente questa situazione straordinaria che stiamo vivendo, questa esperienza collettiva che sembra la sceneggiatura di un film di fantascienza distopico, si è verificata al momento giusto. Oggi la tecnologia ci consente di sopportare meglio tutto questo, e di stare vicino alle persone care almeno con un sorriso se non proprio con un’abbraccio (visto che non disponiamo ancora di corpi virtuali come nel film).

Tutto questo, è il caso di ricordarlo, è possibile grazie alla fotografia.

Forse non ce ne siamo ancora resi conto abbastanza, diamo la cosa per scontato perché è una tecnologia entrata nel nostro vivere quotidiano come il cucchiaio, ma la fotografia al momento è la nostra migliore amica, e allo stesso tempo la vera protagonista di questo momento storico ancor più del virus Covid-19. Di pandemie il mondo ne ha affrontate tante, ma questa è la prima volta che possiamo rappresentarci virtualmente il mondo esterno ed interagire con esso grazie alla fotografia.


Il piccolo obiettivo frontale a bassa risoluzione e privo di messa a fuoco che è in cima allo schermo del vostro smartphone, quella fotocamera tanto bistrattata ed odiata dai designer che inventano “notch”, “hole-punch” “pop-up camera” e via dicendo cercando di nasconderla il più possibile, è diventato il nostro occhio sul mondo in questi giorni. Quella minuscola fotocamera è per noi l'equivalente del simulacro del film: ci consente di continuare a lavorare da casa, di parlare con i nostri cari, di assistere a conferenze e lezioni e non solo.


La fotografia è anche lo strumento che ci consente di osservare le scene irreali delle nostre città deserte attraverso le webcam, o dal cielo dallo straordinario punto di vista di un drone.


Ci consente di visitare virtualmente i musei, di osservare le opere ad alta risoluzione con un livello di dettaglio maggiore di quello che potremmo mai sperare di ottenere dal vivo in una sala affollata da dietro un cordone di sicurezza.


Ovviamente non ci sono solo le arti visive a tenerci compagnia. La tecnologia ci consente di viaggiare in mille altri modi. Possiamo ascoltare tutte le radio del mondo, accedere a milioni di antichi libri rari, o ascoltare Ad Alta Voce centinaia di classici della letteratura.

A questo link, che probabilmente avrete già ricevuto via Whatsapp da parenti o amici, ci sono tutte le risorse gratuite messe a disposizione per la campagna #iorestoacasa.


Ovviamente siamo tutti consapevoli dei limiti di questa virtualità, e potete immaginare dove va a parare il film. Nessun tour virtuale, nessun filmato in HD, né ora né mai, potrà sostituire una passeggiata all’aria aperta o una gita al lago vera, e ce ne stiamo accorgendo ogni giorno di più. Speriamo di poter tornare al più presto a fotografare in nostri soggetti preferiti alla luce del sole e all’aria aperta, ma finché questo non sarà possibile cerchiamo anche di apprezzare l’enorme opportunità che ci è capitata. Questa è la prima volta nella storia dell’umanità in cui è possibile continuare a vedere il mondo ed i propri cari durante una pandemia rimanendo seduti sul divano di casa.

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