Il bianco e nero è un linguaggio, rispettatelo!

Aggiornato il: 28 ott 2019


Chi mi segue su Facebook sa che adoro il bianco e nero, ma che lo uso con estrema parsimonia. Questo perché del bianco e nero ho da sempre un immenso rispetto. Il bianco e nero per me non è una semplice opzione da impostare sulla fotocamera od un filtro Instagram da usare solo per aumentare gli apprezzamenti, il bianco e nero è un vero e proprio linguaggio che ha le sue regole e da usare con la giusta devozione.

Facciamo però un passo indietro: quando mi sono avvicinato al bianco e nero l’ho fatto cercando di capire cosa effettivamente lo rendesse tanto affascinante. Una frase su un libro di tecnica fotografica mi colpì particolarmente e me la sono portata dietro fino ad oggi. Non ricordo l’autore o su quale libro l’abbia letta, ma recitava pressappoco così: “per fotografare in bianco e nero devi imparare a pensare in bianco e nero”. Queste poche parole per me spiegano qual è il vero motivo di esistere del bianco e nero ancora oggi. Il bianco è nero è un linguaggio, un modo di esprimersi. Un mondo a sé stante.

Da allora di solito quando fotografo mi capita di pensare: “questa sarà da convertire in bianco e nero”. Questo perché purtroppo con il digitale non si può scattare in raw direttamente in bianco e nero perché, a parte una Leica che costa quanto una utilitaria, i sensori lavorano a colori e quindi occorre convertire la foto in un secondo tempo. I miei soggetti preferiti per quanto riguarda il bianco e nero sono la città, la montagna (uno dei soggetti più difficili da riprendere in assoluto a mio avviso) e le situazioni di cielo plumbeo o di pioggia.

Oggi però c’è una buona fetta di cercatori di like che si sta avvicinando al bianco e nero solo con l’intento di avere qualche visualizzazione in più. Sui social il bianco e nero “tira” per vari motivi, ma spesso le foto che vedo mi fanno pensare che l’autore le abbia convertite in bianco e nero solo perchè a colori non è riuscito a tirar fuori qualcosa di decente dalla situazione nella quale si trovava. Convertendo la foto in bianco e nero tenta quindi di nascondere delle lacune. C’è un detto a Roma che secondo me riassume bene la vicenda come solo l’antica saggezza romana può fare ed è: “fritta é bbona pure ‘na ciavatta”! Infatti esattamente come accade con il cibo in cui la frittura da sola è sufficiente per far sembrare ogni pietanza gustosa, allo stesso modo il bianco e nero in fotografia riesce a colpire di più l’immaginario delle persone che sono immerse in un mondo a colori invaso di immagini a colori.

Anche fra le mie amicizie mi ritrovo spesso a guardare foto fatte secondo questo concetto. Se non si è tecnicamente preparati si converte la foto in bianco e nero usando qualche filtro un po’ spinto, si aggiunge un po’ di grana per dare l'effetto vintage se non si è raggiunto il risultato sperato e si pubblica con orgoglio la foto in bianco e nero sul proprio profilo. A quel punto i 15/20 like che si sarebbero raggiunti col colore, magari più per pietà o amicizia che per un reale apprezzamento, diverranno magari 50 o 100 ed il proprio ego sarà soddisfatto. E poi c’è chi per aumentare i like fa un vero e proprio salto mortale affiancando la foto originale a colori con quella in bianco e nero, in questo modo le persone commenteranno per esprimere il gradimento e le interazioni saliranno alle stelle.

Ma è veramente a questo che serve il bianco e nero? Lo vogliamo veramente relegare a questo uso becero?

Per me ci vorrebbe un uso più consapevole del bianco e nero. Non si può facilmente arginare questa moda, ma il modo più efficace per farlo è quello di cercare di capire quando una foto in bianco e nero ha motivo di esistere oppure no. In quest’ultimo caso, come disse Virgilio a Dante, non ci curiamo di loro, ma guardiamo e passiamo. Oltre. Perché se cominceranno a scarseggiare i like le persone cominceranno a usare il bianco e nero con più moderazione solo quando serve.

#biancoenero

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