Perché non siamo tutti fotografi? Ce lo fa capire con una battuta Elliott Erwitt


Quando ero bambino le macchine fotografiche in circolazione erano già molte, ma non erano così diffuse come oggi. Spesso c'era un parente con la fotocamera che veniva costretto a fare le foto durante i momenti più importanti. Un ruolo di grande “responsabilità” perché a lui era demandata la memoria collettiva. La macchina fotografica in quel periodo era ancora un bene prezioso nonostante stesse iniziando a divenire alla portata di tutti.


Con la diffusione delle compatte si iniziarono poi a vedere macchine fotografiche un po' ovunque, ma si trattava spesso di mezzi non idonei in mano a persone che avevano solo una vaga idea di quello che potevano farci. Sapevano però che era attraverso quel mezzo che avrebbero potuto conservare i propri ricordi.


Poi venne il digitale ed improvvisamente tutti, anche quelli che della fotografia non hanno mai saputo nulla, volevano una macchina digitale. Sono stati anni in cui i vari marchi hanno venduto come mai prima nella loro storia ed offrivano un prodotto adatto ad ogni esigenza. Compatte, compatte superzoom, una infinità di bridge, reflex di primo prezzo, prosumer e professionali. E spesso il salto tecnologico era così repentino che chi acquistava una fotocamera si sentiva in dovere di cambiarla anche se non aveva ancora imparato ad usare quella che aveva.


E alla fine arrivarono le fotocamere sui cellulari. Dapprima strumenti dozzinali con risoluzione 640x480 pixel, poi la tecnologia  fornì fotocamere sempre più evolute fino ad arrivare ad oggi, un periodo in cui se guardi una pubblicità qualsiasi di un nuovo smartphone sembra ti vogliamo vendere solo la fotocamera che contiene ed il resto sia solo uno stupido orpello che serve a telefonare.


Alla fine di questa evoluzione del mezzo fotografico siamo arrivati ad avere fotocamere ovunque. Chiunque possiede una fotocamera in grado di produrre buone fotografie, anche la zia anziana alla quale regalano uno smartphone per il compleanno e che dopo due anni ancora non ha capito esattamente come funzioni. Per non parlare di chi si compra lo smartphone attratto proprio dalla fotocamera ed inizia a condividere sui social ogni istante pensando che a qualcuno interessi veramente.


Oggi quindi potenzialmente tutti potremmo essere fotografi, eppure i fotografi, quelli veri almeno, non sono così tanti come si potrebbe immaginare. La qualità delle loro foto è altissima perché il mercato è diventato sempre più cattivo negli anni. Ci sono pochi soldi a disposizione e diventano sempre meno nel tempo, in più c'è tanta concorrenza. Una delle situazioni peggiori che un qualsiasi economista potrebbe raccontarvi. Ma i fotografi, quelli veri, sono sempre un numero limitato rispetto alla diffusione del mezzo fotografico.


Per rispondere alla domanda del titolo: “Perché non siamo tutti fotografi?” ci viene in supporto uno dei più grandi fotografi della storia, quello che potrei definire il mio preferito, Elliott Erwitt, il quale ad una domanda molto simile rispose a Mario Calabresi in una delle sue interviste più belle - per merito del giornalista italiano a mio avviso - che "tutti possono avere una matita e un pezzo di carta, ma pochi sono poeti".


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