• Rodolfo Felici

Dalla fotografia industriale al paesaggio: Intervista ad Arcangelo Piai

Aggiornato il: 29 ott 2019


Benvenuto sulle pagine di questo blog di fotografia Arcangelo.

Di che ambito professionale ti occupi maggiormente, e che cosa ti ha spinto ad intraprendere questa carriera?

Attualmente mi occupo, prevalentemente, di fotografia industriale e paesaggistica. Mi piace fotografare il lavoro, sono sempre stato affascinato dal come si costruisce e si crea, e La curiosità di conoscere e scoprire luoghi è lo stimolo che mi ha portato a dedicarmi alla fotografia di paesaggio.

Mi occupo inoltre anche di fotografia di architettura, documentazione artistica e ritratto. Raramente mi dedico alla fotografia di studio o di moda.

In sintesi, mi sento di affermare che (come diceva il grande Cartier-Bresson), in fotografia preferisco dedicarmi allo “scoprire” piuttosto che all’“inventare".

Mi sono appassionato alla fotografia quando avevo 14 anni, affascinato dai grandi fotoreporter e dal potere di comunicazione di questo straordinario mezzo.

Completamente autodidatta, a 23 anni sono riuscito a trasformare questa passione nel mio lavoro. Nonostante le numerose difficoltà e fatiche che comporta una attività in proprio, dopo tanti anni la passione è ancora forte, insieme alla voglia e alla curiosità di scoprire ed imparare. Ritengo di essere fortunato potendo vivere facendo quello che considero uno dei più bei lavori del mondo.

Che importanza ha nel tuo lavoro la progettazione dello scatto? Come scegli in anticipo la location, l'atmosfera e la luce adatta ad un servizio?

Preferisco sempre conoscere in anticipo ciò che vado a fotografare, ma spesso le esigenze del committente non mi consentono di fare un sopralluogo, perciò cerco di trovare tutte le informazioni necessarie alle riprese.

Ad esempio mi informo su come arriva la luce nel sito che dovrò fotografare o cosa dovrò da mettere in evidenza. Google Maps e Street View sono molto utili per trovare il punto da dove scattare. Purtroppo non tutto si svolge sempre secondo programma, e allora bisogna improvvisare, ricordando sempre che, in qualità di professionista, si ha la necessità e l'obbligo di portare a casa il lavoro e soddisfare le esigenze del committente.

Il mio approccio è basato sul sapere osservare, più che nella progettazione a tavolino dello scatto.

Imparare a “vedere” la luce, la curiosità per ciò che si fotografa ed una buona cultura visiva è di aiuto in tutto questo.

Qual è il fine ultimo degli scatti che realizzi? Cosa deve comunicare un’immagine, e a chi?

Parte del mio lavoro, per esempio la foto paesaggistica, è destinata all’archivio o proposta ad agenzie di stock. Un lavoro che viene fatto in autonomia senza una committenza precisa. Spesso vengono richieste queste mie immagini per riviste o per la promozione di determinati luoghi e territori. Visto l’utilizzo, sono immagini che devono comunque esprimere positività.

Quando invece mi viene affidato un servizio, la mia priorità è di produrre delle immagini “utili” a quelle che sono le esigenze del committente. Se le mie foto, per quanto belle, non fossero utili a chi mi ha commissionato il lavoro, non potrei certo ritenermi soddisfatto.

Che importanza dai all’attrezzatura fotografica? Cosa utilizzi e perché?

L’attrezzatura che si utilizza è importante, ci deve dare sicurezza quando lavoriamo e garantire la qualità richiesta. Ma prima di ogni altra cosa viene l’idea di cosa vogliamo fare.

Senza l’idea qualsiasi attrezzatura, per quanto eccellente, è del tutto inutile.

Io uso corpi Nikon D810 e D800E; per quanto riguarda le ottiche prediligo la leggerezza più che la luminosità.

Quando si deve girare con lo zaino in spalla per ore, anche un chilo in meno fa la differenza. Il corredo tipo per un servizio servizio è costituito da due corpi macchina, un paio di obiettivi tilt and shift come il Nikkor 19mm e il Nikkor 45mm, uno zoom standard 24-70 f 2,8mm, un 16-35 f4mm, un 70-200 f4 e una o due ottiche fisse come il 50 f1,4 e 85 f1,8; oltre all’indispensabile cavalletto Manfrotto.

Nel bagagliaio dell’auto porto almeno un paio di luci flash portatili come i Quadra di Elichrome e altri accessori, che utilizzo per le foto industriali.

Quali libri o autori consiglieresti di studiare, o di tenere d’occhio nel caso si tratti di artisti emergenti?

Se si decide di fare della fotografia la propria attività principale, credo sia fondamentale conoscere gli autori che hanno fatto la storia della fotografia, ed è necessario anche essere costantemente curiosi. Osservare, leggere e studiare tutto quello che ci può essere utile per trovare il proprio modo di “vedere”. Comunicare con le immagini è il nostro lavoro, ma per farlo bene bisogna conoscere e capire fino in fondo cosa hanno fatto autori noti e meno noti prima di noi. Bisogna insomma guardarsi attorno continuamente, senza dare nulla per scontato.

Da quando ho iniziato ad interessarmi di fotografia ho sempre privilegiato la cultura alla tecnica, ed ho cercato di capire il perché delle foto e dello stile dei grandi autori, piuttosto che il come.

Sono sempre stato curioso e affamato di tutto ciò che è cultura visiva. Oltre alla fotografia, il cinema, la pittura e la letteratura sono stati fondamentali per “costruire il mio vedere”.

Alcuni autori e immagini, forse perché più in sintonia con le mie idee, mi hanno influenzato più di altri. Le fotografie di Robert Frank, Luigi Ghirri, Martin Parr, August Sander, le opere di Piero della Francesca, Vermeer e Kandisky, i film di Wim Wenders, Lars Von Trier e Stanley Kubrick; i libri di Garcia Marquez, di Milan Kundera o di Calvino, sono solo alcuni esempi di autori davvero fondamentali alla mia formazione.

La professioni legate a fotografia e comunicazione stanno attraversando un periodo di grandi cambiamenti e rapide trasformazioni. Che consigli ti sentiresti di dare a chi sta iniziando ad affacciarsi in questo universo?

Avere passione per quello che si fa è la miglior cosa per lavorare con serenità ed è un buon antidoto per superare i momenti difficili.

Non stancarsi mai di scoprire e di vedere, solo così si alimenta la propria creatività e si sviluppano al meglio le proprie idee. Non limitarsi a svolgere solo lavori su commissione, ma dedicarsi anche a proprie ricerche personali, dove dare libero sfogo alle idee, ai pensieri, alle sensazioni. Questo è un ottimo allenamento per poter sviluppare un proprio stile personale, fondamentale per potersi differenziare e distinguere dagli altri.

Oggi, grazie a una sempre maggiore facilità nell’utilizzo dei mezzi tecnici, sia hardware che software, tutti possono ottenere buone fotografie. Al fotografo professionista vengono richieste affidabilità (nel portare a casa sempre e comunque il lavoro) ed originalità. Per questo motivo, chi si occupa di fotografia oggi, per sopravvivere, oltre a ottime capacità tecniche, deve essere in grado di proporre un proprio stile personale, unico e ben individuabile. Credo inoltre che in un prossimo futuro la fotografia sia destinata a diventare sempre più un settore di nicchia e per questo, consiglio a chi inizia oggi di esplorare anche altri ambiti legati all’immagine.

La fotografia è stata per te un percorso di ricerca personale? Ti ha aiutato a conoscere meglio te stesso e il prossimo? Ti ha aperto delle strade o opportunità inaspettate? 

La fotografia è, ed è stata, una parte fondamentale della mia vita, senza alcun dubbio. Senza la fotografia “conoscerei” molto meno e la mia cultura personale sarebbe diversa.

Sì, credo che la mia fotografia sia frutto di un percorso di ricerca personale che non può fermarsi a una fase preliminare di studio, ma che debba essere continuo, una ricerca quotidiana. Per me la fotografia è un passaporto che mi permette di conoscere altri mondi e altre persone. Grazie alla fotografia ho fatto esperienze che non avrei certamente potuto fare altrimenti. Esperienze indimenticabili dalle quali ho tratto insegnamenti importanti non solo dal punto di vista professionale, e mi ritengo fortunato di poter vivere svolgendo quello che considero uno dei più bei lavori del mondo.

Ci puoi raccontare dei tuoi ultimi progetti, le gigantografie che costituiscono la pelle esterna del Padiglione del Veneto a Vinitaly, ed il libro fotografico Prosecco & Spritz?

Nel Luglio del 2017, la Regione Veneto mi ha incaricato di realizzare delle foto in altissima risoluzione, per allestire le pareti esterne del Padiglione del Veneto, al Vinitaly 2018. Delle venti foto realizzate ne sono state selezionate quattro per ricoprire le due pareti che misurano rispettivamente 10 metri di altezza per 80 di lunghezza la prima e 10 metri di Altezza per 100 di lunghezza la seconda.

Le immagini dovevano rappresentare i territori del DOC e DOCG del Veneto. Da Agosto a Novembre dell’anno scorso ho girato il Veneto, tra le colline del Prosecco Superiore, la Valpolicella, i Colli Euganei, le isole della Laguna di Venezia, e altre zone del Vicentino e Trevigiano. Il problema è che non esistono fotocamere che consentano di ottenere immagini con risoluzioni cosi elevate (o forse qualcosa esisterà ma sarà certamente al di fuori delle possibilità d’uso umane). E allora? Semplice (si fa per dire...) si fanno dei gigapixel!

In pratica per ogni foto ho scattato, utilizzando una Nikon D810, almeno 60/100 scatti a piena risoluzione, e poi, come in un puzzle, le ho assemblate (qui, nel tuttorial fatto per la Nital alcuni anni fa, lo spiego dettagliatamente:

https://www.nikonschool.it/experience/gigapixel.php).

Il risultato è stato veramente entusiasmante. Vedere delle immagini, stampate in dimensioni enormi, e riuscire ad apprezzarne la qualità anche a distanza ravvicinata, senza percepire effetti di sgranatura o pixelatura, non capita tutti i giorni. E vederlo sulle proprie foto è stata una grande soddisfazione!

Un mese dopo, al salone Internazionale del Libro di Torino, all’interno del Padiglione della Regine del Veneto, sono stato invitato, insieme all’autrice dei testi Elisa Giraud e all’editore Giovanni Simeone, a presentare il libro “PROSECCO & SPRITZ”, Paesaggi e aperitivi, edito da Simebooks casa editrice specializzata viaggio, turismo e cucina. Il libro che racconta il Prosecco, alternando testi, illustrazioni e immagini del territorio con le ricette di 25 cocktail a base di Prosecco, preparati da uno dei Barman più rinomati di Venezia, fotografati, rigorosamente a luce ambiente, all’interno del Caffè Quadri di Venezia.

Arcangelo Piai è nato a Conegliano (TV) nel 1965, vive e lavora a Susegana (TV).

Da sempre affianca la professione a propri progetti personali realizzando diverse mostre , tra le più recenti:

Venezia 2002

Rovigo 2006 

Orvieto 2007

Treviso 2008 

Ivrea 2010

Treviso 2012

Nel 2000 sue immagini sono state premiate dalla rivista Photo e, nel 2007, da OrvietoFotografia; nel 2009 riceve la menzione d’onore al Premio fotografico 2009 nella foto di paesaggio. Nel 2005 e 2006 ottiene il QIP (Qualificazione Italiana Fotografi Professionisti). Si occupa prevalentemente di reportage industriale e turistico.

Libri e pubblicazioni:

2006 In un gorgo di fedeltà, edito da Il Ponte del Sale

2008 Piccole memorie dalla Grande Guerra, editi da Canova Edizioni

2010 CALABRIA terra incognita; Treviso 101; Dal Prosecco al Raboso, editi da Sime Edizioni

2010 – CONEGLIANO – guida per turisti e coneglianesi curiosi, edito da ZeLEdizioni

Riviste:

Bell’Italia, Bell’Europa, Marco Polo, Panorama Travel, Weekend Viaggi, Condè Nast Traveler

Per info e contatti:

http://www.arcangelopiai.it/

#paesaggio #industriale #piai #arcangelo #prosecco #veneto #conegliano

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