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La Nikon F2, mitica ammiraglia meccanica di un'altra era

Aggiornamento: 16 giu



Ci sono alcune cose che a quanto pare è obbligatorio ricordare quando si parla della Nikon F2. Sembra sia sempre opportuno precisare che si tratta della migliore reflex meccanica mai prodotta da Nippon Kogaku (il che per molti equivale a dire la miglior reflex 35mm meccanica in assoluto), che è stata l'ammiraglia di casa dal 1971 al 1980, e che per via della sua affidabilità continuò ad essere prescelta dai professionisti per anni ben dopo l'introduzione della Nikon F3 che la sostituì (dotata di otturatore elettronico ed automatismo a priorità dei diaframmi dipendente dalle batterie). La sua affidabilità è leggendaria, e chi l'ha utilizzata non perde occasione di ricordarla con entusiasmo e nostalgia (ma questo accade anche per gli utilizzatori delle varie Nikon F, Nikkormat ed FM).

Solo a titolo di esempio, riporto alcuni commenti a caso trovati in rete:


"e' una macchina eccezionale, un vero carro armato... affidabile, indistruttibile, bella da maneggiare insomma la "vera" Nikon per eccellenza.

Dovessero produrla oggi costerebbe una follia, ne sono innamorato e ne posseggo svariati pezzi..."


Considerato che confermare l'aura di leggenda che circonda questa fotocamera è fin troppo facile e dato che il web è già abbastanza pieno di siti che ne tessono le lodi, andrò se non proprio controcorrente un poco di bolina cercando di raccontarvi cosa non mi convince di questo mostro sacro.


Già che ci sono comincio la crociera prendendola alla larga. Nell'ormai lontano 1999 acquistai una Nikkormat FTn, ben cinque anni prima che il digitale diventasse accessibile a tutti grazie alla D70. Per molto tempo la Nikkormat è stata la mia unica reflex analogica Nikon. Nel tempo le ho affiancato tante altre fotocamere del brand nipponico (F, F3, FM, FE, Nikkormat EL) senza una reale necessità: l'ho fatto solo per amore di quegli oggetti e della storia che raccontano, ma la realtà è che essenzialmente si tratta sempre della stessa fotocamera che si è evoluta nel tempo. La mia prima Nikkormat, che ovviamente conservo con amore, scatta esattamente le stesse foto di tutte le altre Nikon che sono arrivate successivamente, perché come ognuno sa la foto la fa per il 99% chi sta dietro il mirino e per l'1% l'obiettivo. La fotocamera, al netto del valore magico e sentimentale che attribuiamo all'oggetto, è solamente una scatola a tenuta di luce con un'otturatore temporizzato ed un sistema di trascinamento della pellicola, che talvolta contiene anche un esposimetro. Ai fini dell'immagine prodotta il tipo di otturatore, il design della fotocamera, la morbidezza del pulsante di scatto o della leva di trascinamento non contano nulla.

Se sono consapevole di questo perché a distanza di 25 anni mi trovo a parlare su questo blog di fotografia di una fotocamera prodotta 52 anni fa, che era già obsoleta quando cominciai a fotografare? E perché mi son ritrovato ad acquistare una Nikon F2 senza alcuna reale necessità, solo per il gusto di utilizzare e toccare con mano un oggetto a suo modo mitico? Perché il valore di mercato della Nikon F2 continua ad essere il triplo di quello di una Nikkormat, che consente di scattare le stesse identiche foto con gli stessi obiettivi, e che per certi versi è la stessa fotocamera (anche più leggera)?


Ebbene, l'unica risposta che mi so dare è che il motivo per cui si sente la necessità di usare, restaurare e a volte collezionare fotocamere d'epoca è esattamente lo stesso che spinge a guidare un'auto d'epoca.

Un'auto d'epoca mette in diretto collegamento con il pensiero di chi ha progettato quel mezzo e con quello di chi lo ha utilizzato e vissuto. Apre un varco spaziotemporale con un'altra era, stimola suggestioni e collegamenti mentali, rendendo chi la utilizza una persona più felice. Ovviamente lo stesso risultato si può ottenere in mille altri modi, leggendo, suonando o viaggiando ad esempio, ma ciò non toglie che utilizzare strumenti di altre epoche è uno dei metodi più diretti per chi è sensibile ad un certo tipo di sensazioni.

Per illustrare meglio questo concetto allego un video che mi ha particolarmente colpito.

Ecco, per me la Porsche 356 piuttosto vissuta guidata da questo signore sulle strade polverose della Sierra Nevada è l'equivalente automobilistico di una Nikon F nera scrostata ed ammaccata, con l'ottone a vista sui bordi resi lucidi da decenni di utilizzo ma ancora perfettamente funzionante.

Questo è anche il motivo per cui (purché revisionate e funzionanti) preferisco di gran lunga le fotocamere che mostrano discretamente i segni del tempo e dell'utilizzo rispetto a quelle che hanno passato la loro vita nella scatola o nella custodia.


Oltre a questo (che non è poco) non c'è alcun motivo valido per utilizzare una Nikon F2 nel 2022. Si tratta essenzialmente di una versione migliorata della Nikon F, una fotocamera rivoluzionaria uscita venti anni prima, nel 1959.

La Nikon F2, presentata nel 1970, risultava in qualche modo superata già due anni dopo. Nel 1972 Maitani avrebbe presentato la sua Olympus OM1, dimostrando al mondo che una SLR poteva essere piccola e leggera senza rinunciare pressoché a nulla, inaugurando così una nuova era. Le fotocamere degli anni '70 seguiranno quel trend, a cui la stessa Nikon si adeguerà con un certo ritardo nel 1977 con la FM ed FE.

La Nikon F2 rappresenta in effetti allo stesso tempo l'apice tecnologico e la fine di un'era gloriosa, quella delle SLR meccaniche 35mm, incarnando anche gli aspetti negativi che ne determinarono la conclusione.

Una F2 è estremamente affidabile ma inutilmente sovradimensionata rispetto alle reflex che le seguiranno. Priva di automatismi di alcun tipo, è pensata per un utilizzo intensivo in condizioni estreme, per scattare senza soluzione di continuità centinaia di rulli con il motore MD2 ed il pacco batterie MB1 - che la rendono ancor più pesante - senza incepparsi. E' progettata per essere compatibile con tutti gli accessori della Nikon F, vetri smerigliati e Photomic vari compresi, per essere utilizzata nello spazio, alle olimpiadi, in zona operativa o nelle basi artiche (le pubblicità della Nikon hanno sempre fatto leva su questo tipo di suggestioni). Per un uso intensivo del genere oggi, nel 2022, si finisce inevitabilmente per scegliere il digitale, considerati i prezzi della pellicola ed i tempi di sviluppo e stampa poco compatibili con i ritmi di un professionista.




Chi scatta in analogico nel 2022 lo fa proprio perché cerca un approccio più riflessivo alla fotografia, per prendere le distanze da una certa compulsività di scatto che è proprio quella che a suo tempo determinò il successo della casa nipponica grazie alla compatibilità con i vari motordrive. Per questo scopo - rimanendo nell'ambito del 35mm - esistono fotocamere più comode e più leggere, come tutte le fotocamere a telemetro degli anni '70 o le SLR che seguirono le Olympus OM (le Pentax serie M, o le Nikon FM ed FE). Oppure, se si sceglie di portarsi dietro uno strumento ingombrante e pesante, tanto vale portarsi una medio formato.

Ma come si è detto, il motivo per cui si sceglie una fotocamera d'epoca nel 2022 non può essere certo dettato dalla praticità, così come non si sceglie di guidare un'auto d'epoca perché è la vettura più comoda per andare a fare la spesa o per portare i figli a scuola.

Il motivo per cui si sceglie di utilizzare una F2 è perché è l'equivalente di un F14 Tomcat, volendo fare un paragone in ambito aeronautico. Sovradimensionata ed affidabile, rappresenta l'apice tecnologico di un'epoca nella sua categoria. Nessuno la utilizzerebbe ora nel ruolo per cui è stata concepita (se avete visto Top Gun Maverick saprete di cosa sto parlando), ma comunque rimane un oggetto capace di trasmettere un certo tipo di emozioni, e di nostalgia per un'era. E perché mai nel 2022 le persone scelgono di andare a vedere Tom Cruise che a 59 anni pilota ancora una volta un F14 invece di vedere un film sui piloti di droni? Evidentemente la vita è fatta in gran parte di suggestioni e di miti, ed è bella per questo. Il cinema, il mercato automobilistico e quello fotografico (ma anche l'architettura, il design o la moda) lo sanno ed hanno sempre venduto miti.

Due miti incrollabili

Ora che vi siete sorbiti questa lunga ed opinabile digressione sulla Nikon F2 passiamo ai dati tecnici che potete trovare su qualsiasi altro sito o direttamente sul manuale della Nikon F2. Essendo uscita 52 anni fa difficilmente potrò aggiungere qualcosa di nuovo a quel che si trova in letteratura, ma eccoci qui...


Come si è detto, la F2 è concepita per essere l'erede della Nikon F, e in sostanza è F con alcune importanti migliorie.

La prima è il dorso incernierato, cosa che la F non ha mai avuto discendendo direttamente dalle Nikon a telemetro, che erano copie delle Contax anteguerra del 1932, a loro volta dirette concorrenti delle Leica dello stesso periodo e da queste in qualche modo derivate per molte soluzioni tecniche. Le macchine di quel periodo non avevano il dorso incernierato (Leica a quanto pare ancora non lo ha), evidentemente era considerato un inutile orpello visto che si proveniva da fotocamere che avevano al massimo 12 fotogrammi in tutto e si scattava con ritmi molto più simili a quelli odierni.

Nel 2022 il dorso incernierato può essere effettivamente considerato qualcosa di non essenziale, ma nel 1970 quando queste macchine erano montate sul motore e macinavano un rullo al minuto poter cambiare la pellicola al volo senza dover smontare tutto il tutto e poggiarlo da qualche parte faceva una grande differenza.

Quel che non capisco è perché Nikon lo considerasse qualcosa di superfluo, dato che la Nikkorex F, antesignana della Nikkormat, era dotata di dorso incernierato fin dal 1960.

L'unica spiegazione che mi sono dato è che fosse progettualmente complicato dotare di motore delle fotocamere che non avessero il dorso rimovibile. Il motore F-36 della Nikon F di fatto era un dorso sostitutivo. Fatto sta che l'accoppiata motore-dorso consentì un utilizzo differente, più intensivo, di questa categoria di fotocamere.

La seconda importante modifica è l'aggiunta di un temporizzatore per i tempi lenti, collegato al comando dell'autoscatto, per i tempi di 2-4-6-8-10 secondi. Il timer in questione si attiva in maniera inutilmente complicata, ma funziona, impostando la posa B e ruotando la ghiera intorno al pulsante di scatto su T (la stessa che serve a riavvolgere la pellicola se ruotata su L).

La F2 è caratterizzata da linee un poco più stondate rispetto a quelle della F che era come già detto di diretta derivazione Contax. Questo design più morbido ed ergonomico sarà caratteristica di tutte le Nikon prodotte negli anni '70, che in qualche modo richiamano le linee stondate che sono da sempre tratto distintivo di Leica. Anche il pentaprisma della F2 ha un design più organico nella parte superiore, discostandosi dal pentagono caratteristico del pentaprisma della Nikon F, punto nodale di tutto il design della fotocamera, opera di Yusaku Kamekura.

Un piccolo passo in avanti è stato fatto anche per il pulsante di scatto, ora in posizione più avanzata rispetto al selettore dei tempi in confronto a quanto avveniva sulla F, che in questo modo risulta leggermente più comodo (ma anche questo le Nikkormat lo avevano già da tempo, come il dorso incernierato). E' stata aggiunta anche l'apposita tasca posteriore dove inserire il talloncino della pellicola, cosa che diverrà uno standard per le fotocamere degli anni '70 e che risultava evidentemente molto comodo quando si utilizzavano sul campo diversi corpi identici in contemporanea, alcuni caricati con pellicola diapositiva a colori ed altri con pellicole in bianco e nero più veloci.

Questo modo di lavorare si vede bene nel film Sotto Tiro (Under Fire) del 1983, dove il protagonista, fotoreporter inviato in Nicaragua, utilizza tre Nikon F2 ed una Leica M. Presumibilmente due Nikon F2 sono caricate con pellicola in bianco e nero e la terza, contrassegnata con un pezzo di nastro adesivo rosso sul pentaprisma per individuarla a colpo d'occhio, con un rullo a colori.


L'otturatore della F2 arrivava a 1/2000 di secondo contro 1/1000 di secondo della F, consentendo l'utilizzo di diaframmi più aperti, e conseguentemente di una profondità di campo minore, cosa utile nei ritratti.

La Nikon F2 poteva montare una gran quantità di mirini e il modello prendeva il nome dalla testa con cui era venduto (F2A, F2SB, F2AS e così via), ma si trattava ovviamente sempre della stessa fotocamera. Cambiando il pentaprisma (intercambiabile) in sostanza cambia anche il modello. Per un elenco dettagliato delle varie combinazioni vi allego il link alla pagina del buon Ken Rockwell, che è certamente più completa di quanto potrei mai fare io.

Al contrario di quanto avveniva nella F, che aveva le batterie nel Photomic, nella F2 il vano batterie si trova nel corpo macchina consentendo così la progettazione di teste esposimetriche più compatte.

Ovviamente la batteria alimenta esclusivamente l'esposimetro, come in ogni macchina meccanica che si rispetti, e la macchina è perfettamente in grado di funzionare a batterie scariche.

Forse anche per questo nel gennaio 1990 (fonte Fotografia & video Reflex di quell'anno) una F2 usata, completa di motore, si trovava a 2.750.000 lire, più di una F3 nuova, che costava 2.400.000 lire (solo corpo però). Una F4, appena uscita, costava invece 3.600.000 lire. Una fotocamera di 20 anni prima costava in pratica più del modello successivo, presumibilmente proprio perché meccanica e considerata perciò più affidabile.

L'evoluzione della serie F

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