Berengo Gardin e quella lezione che rischia di andare persa


Se c’è un fotografo che lo stato italiano dovrebbe proporre come patrimonio dell’umanità probabilmente questo è proprio Gianni Berengo Gardin. Si tratta non solo di un grande fotografo, ma anche di una persona educata, molto colta e che riesce sempre a suscitare interesse con le sue dichiarazioni senza dover ricorrere a mezzucci. Gianni Berengo Gardin non ha bisogno di dichiarazioni shock per attirare l’attenzione, è il peso delle sue parole e del suo pensiero ad affascinare e interessare appassionati di fotografia di tutte le età.


Da qualche anno però Gianni Berengo Gardin sta portando avanti una sua personale battaglia per la “vera fotografia”, sostanzialmente attaccando quella che è la fotografia digitale. Una battaglia che in alcuni punti risulta tutt’altro che sbagliata, ad esempio quando parla degli archivi dice una profonda verità: “Si perdono gli archivi, perché si guarda tutto sul computer, mentre una volta si stampava moltissimo”. Dobbiamo considerare infatti che un archivio digitale è un archivio che potrebbe non sopravvivere sulla lunga distanza. Potrebbe non esistere un caso alla Vivian Maier con il digitale per il semplice motivo che molti archivi spariranno ancor prima dei loro autori. Sperare che rimanga qualcosa della memoria storica realizzata da ottimi fotografi che non hanno avuto la fortuna di divenire famosi solo perché ci sono i social network potrebbe essere una mera illusione, siamo sicuri che fra 100 anni esisteranno ancora Facebook o Instagram?


Gianni Berengo Gardin poi parla spesso del “pensare prima di scattare”, come se il non farlo fosse prerogativa del digitale. Si scaglia contro i “selfie” e quel 90% di foto sceme scattate dalle persone con i cellulari (e questa a mio avviso è una sottovalutazione di quasi il 10% da parte di Berengo Gardin). In una intervista pubblicata sul sito del “Corriere della Sera” ci va ancora più pesante e afferma per l’ennesima volta che: “Photoshop andrebbe abolito per legge”.


La sensazione che ho da tempo è che Gianni Berengo Gardin sia andato oltre l’integralismo che è anche lecito aspettarsi da una persona che ha lavorato sempre con le pellicole e che anche a causa dell’età vede nel digitale un mezzo che non gli appartiene, ma penso che demonizzare in questo modo il digitale equivalga a “buttare il bambino con l’acqua sporca” e che, soprattutto, la rivoluzione digitale fosse inevitabile e non potesse essere fermata in alcun modo.


Il digitale ha portato numerosi vantaggi in fotografia, anche se ci sono stati degli svantaggi. Lo stesso vale per internet ed i social network, mezzi che hanno lati positivi e negativi che sono sotto i nostri occhi tutti i giorni. Secondo me però chi ha un’età avanzata ed una credibilità enorme come quella di Gianni Berengo Gardin dovrebbe utilizzare le occasioni che ha per parlare a tutti e per educare alla buona fotografia, altrimenti i nativi digitali che una macchina fotografica analogica non l’hanno mai usata avranno difficoltà anche semplicemente ad ascoltarlo, a recepire quanto di buono ci può ancora insegnare questo immenso Maestro. Per far sì che le sue parole non siano parole al vento sarebbe necessaria una maggiore elasticità perché il digitale non è altro che un mezzo, così come lo è stata la pellicola, quello che fa la differenza è il modo di utilizzarlo. Al centro di ogni tecnologia c’è sempre e solo l’uomo e questo il Maestro a volte sembra averlo dimenticato.


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