• Rodolfo Felici

Come gestite il vostro archivio fotografico?

Aggiornato il: gen 8


Come spiega Grant Romer, direttore della Academy of Archaic Imaging di Rochester

nel testo del 1991 “La Fragilità Minacciata”, gli archivi fotografici sono ovunque.

Si trovano in ogni parte del globo, nei luoghi più impensati, e ci si accorge della loro esistenza solamente quando si ha bisogno di accedere ciò che vi è contenuto. Per il resto del tempo giacciono in disparte, dimenticati, in preda all’incedere del tempo e al naturale degrado del supporto. Gli archivi fotografici si trovano nelle redazioni dei giornali, nelle sedi delle pubbliche amministrazioni, negli archivi aziendali e, ovviamente, nelle case di ognuno di noi sotto forma di album di famiglia.

Romer nel 1991 si riferiva ovviamente a supporti di tipo fisico (pellicola o carta fotografica), ma la situazione non è cambiata affatto da quando le immagini sono principalmente memorizzate su supporti ottici o magnetici. E’ aumentata solamente la quantità di informazioni che è possibile immagazzinare in un dato spazio, ma la garanzia di durata nel tempo del supporto probabilmente è diminuita rispetto a quella dell’era analogica.

Ciò che vorrei proporvi è una piccola guida introduttiva alla gestione del vostro archivio fotografico, perché anche se non lo sapete certamente ne possedete uno (o più di uno). Probabilmente avete già la massima cura delle foto che scattate, e certamente le organizzate nel modo più corretto ed efficiente possibile, ma se siete fra coloro che scattano le proprie immagini per salvarle in maniera casuale su vari hard disk salvo poi non ritrovarle più a distanza di anni perché il vostro PC è andato rubato o distrutto, o semplicemente perché lo avete cambiato senza preoccuparvi di trasferirne il contenuto, questa guida potrebbe tornarvi utile.

Cominciamo con la cosa più semplice da fare. Attivare il backup automatico delle foto sul vostro smartphone.

Il dispositivo che avete in tasca ogni singolo giorno della vostra vita è, come sapete, al tempo stesso una efficiente fotocamera, un potente computer ma anche un efficace sistema di archiviazione dati.

Google ed Apple sanno bene che una fotografia non serve a nessuno se non può durare nel tempo. Vint Cerf, vice presidente di Google, nel 2018 ha lanciato l'allarme: "Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela".

A Mountain View e a Cupertino sanno anche che l’utente medio scatta le foto con il suo smartphone senza curarsi di scaricarle su periferiche di archiviazione esterna, per cui hanno da tempo, come saprete, sviluppato i loro servizi di archiviazione cloud. L'attivazione del servizio non costa niente, e se doveste smarrire il vostro smartphone non avreste perso neppure un byte del suo prezioso contenuto.

Potete trovare la procedura dettagliata per attivare il backup cloud sugli smartphone Android a questo link.

Per gli smartphone Apple la procedura di backup invece è a questo link.

Il mio personale suggerimento però è quello di attivare in ogni caso il backup di Google Photos anche se avete uno smartphone Apple; Google infatti consente gratuitamente il salvataggio di un numero illimitato di immagini e video, se ci si accontenta di salvare gli stessi nel formato “alta qualità”. In tal caso, le foto verranno caricate sullo spazio cloud a 16MP, ed i video a 1080p, una risoluzione più che sufficiente per la maggior parte degli usi. L’app Google Photos si può scaricare dallo Store di Apple.

Mi raccomando, questo è il grado zero dell’archiviazione fotografica, si tratta di un backup automatico e limitato alle foto del vostro smartphone, ma al tempo stesso è il favore più grande che potete fare a voi stessi in questo momento se tenete ai vostri ricordi. Fatelo subito, e fatelo adesso (se non lo avete già fatto), e fra qualche anno vi ringrazierete.

Ci vogliono solo pochi secondi, eppure non so perché ma molte persone si accorgono di avere l’opzione di backup disattivata sul proprio smartphone solo troppo tardi, quando hanno ormai perso il dispositivo. Non preoccupatevi del consumo di dati, il backup avviene in automatico ogni volta che il telefono aggancia una rete wireless.

Ora che avete attivato il backup delle foto sul vostro smartphone, potete prendere gli album fotografici di famiglia e cominciare a riprodurre le singole pagine o le singole foto con il cellulare, cercando una fonte di luce che non crei riflessi. Dovrebbe essere sufficiente disporre l’album su una scrivania ed illuminare le pagine con una lampada da lettura disposta a 45 gradi. Ci metterete meno di quanto possiate pensare, perché uno smartphone, in virtù del suo sensore di piccole dimensioni, della distanza minima di messa a fuoco particolarmente ridotta e della profondità di campo piuttosto elevata è anche il più efficiente strumento di riproduzione di cui disponete in casa. E’ molto più rapido di uno scanner, e garantisce risultati analoghi se l’illuminazione è uniforme.

Se avete documenti di famiglia di qualsiasi tipo, alberi genealogici, diari, diplomi, qualsiasi cosa vogliate conservare e recuperare fra dieci o venti anni, fotografate anche quelli. Ora che la sincronizzazione su Google Photos è attiva li troverete automaticamente indicizzati in una cartella apposita sullo spazio cloud. Anche se custodite gelosamente gli originali, averne una copia di backup potrebbe tornarvi utile per mille ragioni.

Io personalmente fotografo anche tutti i documenti apparentemente insignificanti ma che possono risultare necessari a distanza di tempo, anche quando decido di distruggere l’originale, come nel caso di bollette e scontrini; in questo modo ho meno carte inutili per casa ma potrò sempre recuperare il file in caso di necessità. D’altronde è stata creata una apposita legge sulla dematerializzazione, per cui (tranne casi particolari) nessuno potrà dirvi che la fotografia di un documento non è valida come prova.

Ora passiamo alle foto digitali scattate con la vostra fotocamera.

Se non lo avete, vi consiglio di procurarvi una copia di Adobe Lightroom, e di cominciare ad usarlo. E’ semplicemente il più completo software di archiviazione fotografica esistente.

Una valida alternativa gratuita era un tempo Picasa, prodotto da Google, ma non esiste più. Ora è necessario caricare le foto direttamente su Google Photos, accedendovi online. Google Photos ha conservato molte delle funzionalità di Picasa e organizza le immagini automaticamente in base al contenuto o alla data, con uno strumento di ricerca basato sul machine learning molto potente (ovviamente, trattandosi di Google). Un’altra alternativa a Lightroom è ACDsee.

Oggi tuttavia, vi parlerò di Lightroom.

Lightroom, come molti altri programmi analoghi, non consente modifiche distruttive sulle vostre immagini, e questa è una precisa scelta suoi sviluppatori. Il software indicizzerà ogni angolo dei vostri hard disk, ed anche di quelli che avete scollegato e riposto nel cassetto, creando delle anteprime; qualsiasi modifica decidiate di apportare alle immagini (correzioni, ritagli, rotazioni) avverrà solo virtualmente, e sarà applicata a un duplicato dell’immagine solo nel momento in cui deciderete di premere il tasto "esporta". In questo modo il file originale sarà preservato da qualsiasi intervento.

Lightroom non è user friendly quanto Google Photo o dell’analoga App “Foto” di Apple (nome tutt'altro che fantasioso per un software), tuttavia è un applicativo di livello professionale, indispensabile se avete un grande archivio di immagini digitali suddiviso su più hard disk. Come abbiamo detto infatti le anteprime consentono di consultare ed indicizzare anche il contenuto di hard disk scollegati. E’ possibile inserire manualmente o in automatico i tag ed i metadati relativi ad ogni immagine, il che consentirà ricerche rapide in base al contenuto.

Il mio consiglio è quello di archiviare tutte le vostre immagini per data, ed eventualmente di creare sottocartelle in base al luogo o all’evento, secondo lo schema seguente:

2019 > Maggio 2019 > Viaggio a […], Compleanno di […]

La data di scatto infatti, oltre ad essere una informazione fondamentale in una foto che consente di contestualizzarla nel tempo, è spesso anche l’unica informazione di cui disponiamo. Non è detto che una foto faccia parte di un gruppo di immagini scattate in un evento specifico, ma certamente è stata realizzata in un qualche momento del passato, perciò l’ordine cronologico è sempre la miglior scelta possibile; l’App “Foto” di Google invece, nelle vecchie versioni preferiva accorpare le immagini per evento, creando una certa confusione per chi aveva molte immagini da gestire.

Dopo questa breve carrellata sui software di archiviazione delle immagini digitali, non resta che accennare ai metodi di archiviazione classici. Chi ha archivi di immagini su pellicola ovviamente non può fare a meno dei pergamini, ossia di quei fogli che consentono di archiviare la pellicola in raccoglitori ad anelli e di annotare data, luogo, impostazioni di scatto o di sviluppo. Sono in commercio anche fogli analoghi in acetato o in polipropilene, sono di gran lunga preferibili quelli in pergamena, più adatti ad un uso archivistico. La carta, al contrario dei materiali plastici, non aderisce all’emulsione con il passare del tempo; gli unici aspetti negativi sono quelli legati alla consultazione, dato che i fogli sono opachi e non del tutto trasparenti. Un ulteriore vantaggio dei fogli in materiale plastico rispetto ai pergamini è che consentono la realizzazione di provini a contatto (in camera oscura o tramite scansione) senza dover estrarre i negativi dal foglio, ma questo problema è aggirato all’atto pratico se avete l’abitudine di digitalizzare ogni rullo dopo lo sviluppo, cosa che consiglio in ogni caso per avere una copia di backup del vostro archivio analogico.

Anche in questo caso consiglio di organizzare i raccoglitori per data di sviluppo, scrivendo ogni dato disponibile sul foglio ed assegnando un numero di indice ad ogni rullo.

Uno scanner piano per negativi costa un centinaio di euro su Amazon


ed è di grande aiuto se avete un archivio di immagini su pellicola. Altrimenti potete digitalizzare le immagini con metodi alternativi, usando duplicatori per diapositive, tubi di prolunga, una fonte di luce uniforme (anche quella di uno schermo, o un pannello a led) e fotocamere digitali.

Su Youtube potete trovare ogni tipo di tutorial sull’argomento, ma forse il metodo più pratico per il formato 35mm continua ad essere quello dello scanner. Per formati di dimensione maggiore, pensati per essere stampati a contatto all’epoca in cui si usava il bromografo, invece si ottengono ottimi risultati anche rifotografando l’originale.

In una puntata successiva parleremo delle periferiche di backup, e di quanto sia importante avere più copie identiche del vostro archivio custodite in posti separati, se non altro per dormire sonni tranquilli.

Concludo ricordando che non vi è fotografia senza archiviazione. La corretta archiviazione delle foto è parte integrante del lavoro di chi si occupa di fotografia, e hard disk e pergamini sono strumenti fotografici al pari del resto del nostro corredo.

Ognuno ha il suo metodo e le sue abitudini, per cui se vi va di raccontarci nei commenti come archiviate le vostre immagini e che soluzioni adottate ci farà molto piacere.

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