G-CNG5V1EEK1
 
  • Rodolfo Felici

Come gestite il vostro archivio fotografico?

Come spiega Grant Romer, direttore della Academy of Archaic Imaging di Rochester

nel testo del 1991 “La Fragilità Minacciata”, gli archivi fotografici sono ovunque.

Si trovano in ogni parte del globo, nei luoghi più impensati, e ci si accorge della loro esistenza solamente quando si ha bisogno di accedere ciò che vi è contenuto. Per il resto del tempo giacciono in disparte, dimenticati, in preda all’incedere del tempo e al naturale degrado del supporto. Gli archivi fotografici si trovano nelle redazioni dei giornali, nelle sedi delle pubbliche amministrazioni, negli archivi aziendali e, ovviamente, nelle case di ognuno di noi sotto forma di album di famiglia.

Romer nel 1991 si riferiva ovviamente a supporti di tipo fisico (pellicola o carta fotografica), ma la situazione non è cambiata affatto da quando le immagini sono principalmente memorizzate su supporti ottici o magnetici. E’ aumentata solamente la quantità di informazioni che è possibile immagazzinare in un dato spazio, ma la garanzia di durata nel tempo del supporto probabilmente è diminuita rispetto a quella dell’era analogica.



Ciò che vorrei proporvi è una piccola guida introduttiva alla gestione del vostro archivio fotografico, perché anche se non lo sapete certamente ne possedete uno (o più di uno). Probabilmente avete già la massima cura delle foto che scattate, e certamente le organizzate nel modo più corretto ed efficiente possibile, ma se siete fra coloro che scattano le proprie immagini per salvarle in maniera casuale su vari hard disk salvo poi non ritrovarle più a distanza di anni perché il vostro PC è andato rubato o distrutto, o semplicemente perché lo avete cambiato senza preoccuparvi di trasferirne il contenuto, questa guida potrebbe tornarvi utile.


Cominciamo con la cosa più semplice da fare. Attivare il backup automatico delle foto sul vostro smartphone.

Il dispositivo che avete in tasca ogni singolo giorno della vostra vita è, come sapete, al tempo stesso una efficiente fotocamera, un potente computer ma anche un efficace sistema di archiviazione dati.

Google ed Apple sanno bene che una fotografia non serve a nessuno se non può durare nel tempo. Vint Cerf, vice presidente di Google, nel 2018 ha lanciato l'allarme: "Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela".

A Mountain View e a Cupertino sanno anche che l’utente medio scatta le foto con il suo smartphone senza curarsi di scaricarle su periferiche di archiviazione esterna, per cui hanno da tempo, come saprete, sviluppato i loro servizi di archiviazione cloud. L'attivazione del servizio non costa niente, e se doveste smarrire il vostro smartphone non avreste perso neppure un byte del suo prezioso contenuto.


Potete trovare la procedura dettagliata per attivare il backup cloud sugli smartphone Android a questo link.

Per gli smartphone Apple la procedura di backup invece è a questo link.


Il mio personale suggerimento però è quello di attivare in ogni caso il backup di Google Photos anche se avete uno smartphone Apple; Google infatti consente gratuitamente il salvataggio di un numero illimitato di immagini e video, se ci si accontenta di salvare gli stessi nel formato “alta qualità”. In tal caso, le foto verranno caricate sullo spazio cloud a 16MP, ed i video a 1080p, una risoluzione più che sufficiente per la maggior parte degli usi. L’app Google Photos si può scaricare dallo Store di Apple.


Mi raccomando, questo è il grado zero dell’archiviazione fotografica, si tratta di un backup automatico e limitato alle foto del vostro smartphone, ma al tempo stesso è il favore più grande che potete fare a voi stessi in questo momento se tenete ai vostri ricordi. Fatelo subito, e fatelo adesso (se non lo avete già fatto), e fra qualche anno vi ringrazierete.

Ci vogliono solo pochi secondi, eppure non so perché ma molte persone si accorgono di avere l’opzione di backup disattivata sul proprio smartphone solo troppo tardi, quando hanno ormai perso il dispositivo. Non preoccupatevi del consumo di dati, il backup avviene in automatico ogni volta che il telefono aggancia una rete wireless.


Ora che avete attivato il backup delle foto sul vostro smartphone, potete prendere gli album fotografici di famiglia e cominciare a riprodurre le singole pagine o le singole foto con il cellulare, cercando una fonte di luce che non crei riflessi. Dovrebbe essere sufficiente disporre l’album su una scrivania ed illuminare le pagine con una lampada da lettura disposta a 45 gradi. Ci metterete meno di quanto possiate pensare, perché uno smartphone, in virtù del suo sensore di piccole dimensioni, della distanza minima di messa a fuoco particolarmente ridotta e della profondità di campo piuttosto elevata è anche il più efficiente strumento di riproduzione di cui disponete in casa. E’ molto più rapido di uno scanner, e garantisce risultati analoghi se l’illuminazione è uniforme.


photographic albums of John Edward Aloysius Steggall, ca. 1890s-1920s (University of St Andrews Photographic Collection)

Se avete documenti di famiglia di qualsiasi tipo, alberi genealogici, diari, diplomi, qualsiasi cosa vogliate conservare e recuperare fra dieci o venti anni, fotografate anche quelli. Ora che la sincronizzazione su Google Photos è attiva li troverete automaticamente indicizzati in una cartella apposita sullo spazio cloud. Anche se custodite gelosamente gli originali, averne una copia di backup potrebbe tornarvi utile per mille ragioni.

Io personalmente fotografo anche tutti i documenti apparentemente insignificanti ma che possono risultare necessari a distanza di tempo, anche quando decido di distruggere l’originale, come nel caso di bollette e scontrini; in questo modo ho meno carte inutili per casa ma potrò sempre recuperare il file in caso di necessità. D’altronde è stata creata una apposita legge sulla dematerializzazione, per cui (tranne casi particolari) nessuno potrà dirvi che la fotografia di un documento non è valida come prova.



Ora passiamo alle foto digitali scattate con la vostra fotocamera.

Se non lo avete, vi consiglio di procurarvi una copia di Adobe Lightroom, e di cominciare ad usarlo. E’ semplicemente il più completo software di archiviazione fotografica esistente.

Una valida alternativa gratuita era un tempo Picasa, prodotto da Google, ma non esiste più. Ora è necessario caricare le foto direttamente su Google Photos, accedendovi online. Google Photos ha conservato molte delle funzionalità di Picasa e organizza le immagini automaticamente in base al contenuto o alla data, con uno strumento di ricerca basato sul machine learning molto potente (ovviamente, trattandosi di Google). Un’altra alternativa a Lightroom è ACDsee.

Oggi tuttavia, vi parlerò di Lightroom.