• Rodolfo Felici

Meglio un normale o un grandangolo? Il 35mm F1.4 ed il 18mm F2 del sistema Fuji X

Aggiornato il: 29 ott 2019


Il noto sito Fujirumors.com, un punto di riferimento per tutti gli appassionati del sistema Fuji X, ha appena pubblicato un interessante articolo che spiega perché il 35mm F1.4, uno dei primi tre obiettivi prodotti in assoluto per il sistema nell'ormai lontano 2012, non dovrebbe essere rimpiazzato da una sua versione aggiornata ma dovrebbe invece rimanere così com'è.

In base ad un sondaggio effettuato da Fujirumors, il 35mm F1.4 (che ricordiamolo, equivale grossomodo ad un 50mm sul formato Full Frame) è di gran lunga l'ottica più amata di tutto il parco obiettivi Fuji X, costituito da circa una trentina di obiettivi in continuo aggiornamento. Al terzo posto della classifica si trova un altro obiettivo diventato un "instant classic" del sistema, ossia il 18mm F2. I più affezionati del sistema Fuji X ricorderanno certamente che le prime tre ottiche sviluppate da Fuji per la X-Pro1 furono tre obiettivi a focale fissa, ossia proprio il 35mm F1.4, il 18mm F2 ed il 60mm F2.4. Per diverso tempo queste furono le uniche tre ottiche disponibili, finché non uscì l'eccellente zoom XF 18-55 f/2.8-4R LM OIS che è forse tutt'ora l'ottica a focale variabile più amata del sistema.

La X-Pro1 infatti era una modello rivolto ad un mercato di amanti delle fotocamere a telemetro. Fuji voleva intaccare la fascia di mercato a cui si rivolge da sempre Leica, di cui il sistema Fuji-X è in qualche modo una alternativa economica, disponendo di un sensore APS-C X-Trans di dimensioni ridotte ma con caratteristiche peculiari che hanno rapidamente fatto scuola, imitate da tutti i concorrenti (l'assenza del filtro passa-basso e fotoricettori disposti in maniera più casuale rispetto alla matrice Bayer).

Fuji era stata costretta a giocare questa carta e a cercare un nuovo "form factor" per le sue fotocamere dopo aver perso l'appalto di collaborazione con Nikon, per cui costruiva la Fuji S5, in sostanza una Nikon D200 dotata di un primordiale sensore X-Trans.

Probabilmente Fuji è più che riuscita nell'intento, riuscendo a reinterpretare in vita in piena era autofocus una tipologia ormai relegata ad una nicchia, quella delle fotocamere a telemetro.

Chi ama le fotocamere a telemetro, si sa, storicamente utilizza ottiche fisse luminose con focali fra il grandangolo e il normale, e cerca di evitare il più possibile l'uso del flash. Questo spiega perché la scelta iniziale di Fuji fu quella di vendere la X-Pro 1 insieme al trittico di lenti sopracitato.

Nel sondaggio effettuato da Fujirumors, il 35mm F1.4 ed il 18mm F2 risultano entrambi fra i primi tre posti. Stranamente il 18mm F2 risulta anche la terza ottica più acquistata, mentre il 35mm risulta solamente al settimo posto in ordine di acquisto, dopo ben sei ottiche grandangolari.

Sembrerebbe quasi che, per quanto il 35mm sia l'ottica più amata, al tempo stesso sia considerata meno versatile rispetto ad un grandangolo. Personalmente, possedendo entrambi gli obiettivi ed avendoli utilizzati molto, non posso che confermare questa sensazione.

Adoro il 35mm, mi ha salvato più di una volta in situazioni critiche, e se dovessi utilizzare un solo obiettivo per fotografare ad esempio una intera cerimonia di matrimonio sceglierei senza dubbio il 35mm. Il 35mm è la focale perfetta per ritrarre le persone, le espressioni e le emozioni. Al tempo stesso, l'ottica che mi trovo ad utilizzare quotidianamente da alcuni anni è il 18mm F2, ideale per il ritratto ambientato e per le foto di architettura, non a caso la focale (equivalente) più diffusa in tutti i modelli di smartphone in commercio. Si può dire probabilmente che anche il mondo della fotografia abbia le sue mode, e che l'attenzione generale in ambito fotografico si sia progressivamente spostata dalle ottiche normali verso il grandangolo.

C'è un motivo per questo: negli anni '70 ed '80 l'ottica venduta in kit insieme a qualsiasi reflex era un normale con uno schema ottico luminoso (spesso basato sul doppio Gauss). Le reflex si vendevano abbinate ad un 50mm (F2 per lo più), per motivi sia pratici che culturali: su una reflex è più facile realizzare un normale che un grandangolo altrettanto luminoso, ed era ancora vivo il mito di giganti come Cartier-Bresson, il quale non ha mai fatto mistero di prediligere il 50mm.

Un ottica si definisce "normale" quando la sua focale è uguale alla diagonale del formato adottato; per il formato 35mm il normale sarebbe in realtà il 40mm, ma per ragioni costruttive su una reflex è più facile realizzare un 50mm per via del tiraggio elevato dovuto alla presenza dello specchio, che impedisce di avvicinare l'ultimo elemento dell'obiettivo al piano della pellicola. Il 50mm sarebbe in effetti un moderato tele, ma per ragioni commerciali e pratiche lo si è sempre considerato un'ottica normale.

Oggi quasi tutti gli smartphone, ossia le fotocamere di gran lunga più diffuse sul pianeta, dispongono di un'ottica grandangolare, più o meno equivalente al 28mm. Un grandangolo è in effetti più versatile, anche se per certi versi più difficile da utilizzare per creare immagini efficaci. Entrano in scena più elementi, ci son più variabili da controllare, ci si sente meno immersi nell'azione. "Con un 28mm tutti si sentono Canaletto" pare abbia detto Cartier-Bresson, che era un pò critico verso l'uso improprio di quella focale. Altri giganti della fotografia, come Arnold Newman hanno invece fatto del grandangolo la loro cifra stilistica distintiva, ridefinendo il concetto stesso di ritratto e riscoprendo un genere poco usato in pittura, quello del "ritratto ambientato". Tornando a parlare del 35mm F1.4 Fuji (che come abbiamo detto sarebbe un 50mm equivalente), secondo la stessa Fuji quest'ultimo sarebbe stato progettato ignorando deliberatamente le tabelle MTF, ossia i grafici che misurano le performance ottiche potenziali di ciascun obiettivo, per realizzare un'ottica capace di dare il meglio di sé nelle situazioni di vita reale. Come ha dichiarato il Fuji Guy Billy sarebbe un'ottica "perfettamente imperfetta" dotata di un "tocco magico". Le tabelle MTF a quanto pare misurano la definizione dell'immagine dal centro della lente ai suoi estremi, con il fuoco impostato all'infinito, ossia l'esatto contrario di ciò di cui ha bisogno un'ottica da ritratti come il 35mm F1.4, il quale non verrà quasi mai utilizzato ad infinito, e che può aggiungere un senso di tridimensionalità all'immagine anche grazie ad una perdita di definizione nelle aree periferiche.

Se in un'ottica da ritratto la definizione fosse l'unica cosa che conta, allora non esisterebbero ottiche con schemi leggendari quello Petzval, recentemente rimesso in produzione.

Anche l'autofocus del 35mm F1.4, apparentemente lento rispetto a quello di altre ottiche Fuji X, sarebbe frutto di un deliberato compromesso costruttivo, voluto dai tecnici per dare priorità allo schema ottico, a discapito della rapidità e della componente elettronica. Per mettere a fuoco il 35mm F1.4 sposta allo stesso tempo tre elementi dell'ottica come fossero un unico gruppo, il che richiede tempo considerato il loro peso. Per realizzare un'ottica più rapida nella messa a fuoco sarebbe stato necessario cambiare lo schema ottico, cosa che i tecnici Fuji in effetti hanno fatto quando hanno realizzato il nuovo 35mm F1.2, che è un'ottica differente. Per migliorare la velocità dell'autofocus, d'altronde, è sufficiente acquistare un corpo macchina più recente, come una X-T20 o addirittura una X-T3, visto che quest'ultima dipende anche dalle caratteristiche del sensore.

Voi cosa ne pensate? Preferite il 18mm F2 o il 35mm F1.4? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti.

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