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Fujifilm sorpassa Nikon, perché non bisogna sorprendersi


Immagine ripresa dalla news pubblicata da Canon Rumors, la linea blu dell'istogramma rappresenta il 2025, la gialla il 2024 e quella rossa il 2023.


Su queste pagine ho spesso condiviso con voi riflessioni che vanno oltre la semplice recensione dell'ultimo corpo macchina o dell'obiettivo del momento. Mi piace osservare il mercato della fotografia con occhio critico, cercando di capire come si stanno riposizionando di volta in volta i principali produttori e quali scelte industriali ne determineranno il futuro.


Proprio per questo la recente notizia secondo cui Fujifilm avrebbe ufficialmente sorpassato Nikon nelle vendite globali di fotocamere nel 2025 non mi ha sorpreso.


La classifica mondiale ora parla chiaro: Canon è sempre salda al vertice, seguita dalla solida Sony, Fujifilm si trova ora al terzo posto e Nikon è scesa al quarto.


Per chi come me ha seguito l'evoluzione di Nikon per decenni, vederla scivolare al quarto posto fa un certo effetto. Eppure, chi mi legge da tempo sa bene che questo scenario era ampiamente prevedibile. Già diversi anni fa avevo espresso perplessità sul percorso che la dirigenza nipponica stava intraprendendo. In un mio vecchio articolo (che potete rileggere qui: Nikon e quella strategia industriale che fatico a capire), analizzavo con molta franchezza delle scelte aziendali che mi lasciavano quantomeno dubbioso.


In quel periodo, mentre la concorrenza spingeva sull'innovazione portata dalle mirrorless e su un approccio più dinamico e orientato ai nuovi linguaggi visivi, Nikon sembrava muoversi con un'inerzia ingiustificata. Ha difeso la roccaforte delle reflex troppo a lungo e, quando finalmente ha deciso di fare sul serio con il sistema Z, lo ha fatto con una timidezza iniziale che ha dato ai competitor un netto vantaggio sul lungo periodo.


Il punto fondamentale che ho sempre cercato di far passare sul blog è questo: il prezzo di una strategia industriale sbagliata non si paga nell'immediato, ma a distanza di anni.

Ciò che rende questa situazione ancor più emblematica — ed è il vero paradosso di questa storia — è il momento in cui avviene il sorpasso. Negli ultimi due o tre anni Nikon è tornata a sfornare prodotti eccezionali e in linea con le esigenze del mercato.


Sulla carta, prodotti di questo livello avrebbero dovuto far risalire la quota di mercato. Ma nel mondo reale dei mercati globali non funziona così:

  • Il cambio di brand è spesso un viaggio di sola andata: Quando un fotografo, professionista o amatore evoluto che sia, decide di abbandonare un sistema perché la casa madre tentenna lo fa investendo migliaia di euro in corpi macchina e ottiche. Quando Nikon presenta finalmente la macchina perfetta per lui, quell'utente non torna indietro: ormai il suo ecosistema è un altro.

  • L'intuizione di Fujifilm: Fujifilm ha capito prima di altri che non serviva fare la guerra frontale sul full frame ad ogni costo. Ha creato un'identità forte, un oggetto del desiderio basato sull'esperienza d'uso ancora prima che sul fattore tecnologico.

  • La fascia media fa i volumi: Le ammiraglie da cinquemila euro o più creano prestigio e fanno parlare gli appassionati, ma sono le fotocamere da mille euro a fare le grandi masse di vendita. E in quel segmento Nikon ha lasciato troppi spazi vuoti per troppo tempo.

Vedere Nikon in quarta posizione mi conferma una lezione fondamentale che cerco sempre di condividere con voi: l'eccellenza del singolo prodotto non basta più se la visione d'insieme arriva in ritardo.

Nikon oggi produce macchine fotografiche meravigliose e ha ritrovato il suo DNA ingegneristico, ma sta pagando il conto di decisioni prese un decennio fa. La strada per risalire sarà lunghissima e difficile da percorrere, anche se non impossibile.

Continuerò ovviamente a monitorare da vicino la situazione e a provare sul campo tutte le novità, ma ci tenevo a condividere con voi questa riflessione: a volte le notizie che sembrano rivoluzionare un settore sono solo il finale predetto di una storia scritta molto tempo prima.

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