G-CNG5V1EEK1
top of page

Canon EOS R6 Mark III, il test completo


Ho avuto l’occasione di provare brevemente la EOS R6 Mark III qualche mese fa durante l’evento Canon Re[Frame], ma ho preferito aspettare di poter avere la fotocamera in mano in esclusiva per poterne scrivere un test. In quell’occasione mi ero infatti limitato a dire che il primo approccio era stato piacevole, però l’ambiente era controllato e, per quanto si possano fare molte interessanti prove, in quelle condizioni non si riuscirà mai ad avere più che una vaga idea delle reali qualità di una fotocamera.

 

Quando provai la prima EOS R6, il cui test venne pubblicato sulla rivista Fotografare, scrissi che la trovavo una mirrorless perfettamente equilibrata nelle prestazioni, che poteva essere destinata a un pubblico molto largo e che la trovavo una delle migliori fotocamere di quel periodo sotto molti punti di vista. La EOS R6 Mark II era molto simile al modello precedente, una sua cauta evoluzione, mentre con la EOS R6 Mark III, Canon sembra aver voluto affondare il piede sull’acceleratore per quanto riguarda le prestazioni. Forse più per trovarsi in una perfetta via di mezzo tra la entry level EOS R8 e la professionale EOS R5 Mark II che per una reale necessità del pubblico. Considerate che il sensore della EOS R6 aveva una risoluzione di 20,1 megapixel, quello della EOS R6 Mark II era cresciuto fino a 24,2 megapixel, ma con la EOS R6 Mark III è arrivato a ben 32,5 megapixel. La risoluzione non arriva a quella monstre di 45 megapixel della EOS R5 Mark II, tuttavia si distacca nettamente dai 24,2 megapixel della EOS R8. Il sensore però non è di tipo stacked, nonostante molti si aspettassero l’introduzione di un sensore di questo tipo, ciò non è avvenuto, ma le prestazioni non risentono di questa scelta. Quello che invece ne ha giovato è il prezzo, ma su questo riserverò un’analisi più approfondita in chiusura di test. Il sensore è stabilizzato e ha un’efficacia calcolata in 8,5 stop al centro e di 7,5 ai bordi. Questa differenziazione tra bordo e centro che da qualche tempo trovate specificata nelle schede tecniche è dovuta al fatto che sono stati aggiornati i parametri da CIPA e non deve preoccupare.

 

Il processore d’immagine è sempre un Digic X, ma ho chiesto personalmente a Stefano Catalani - Product Specialist di Canon - se fosse esattamente lo stesso e mi ha spiegato che in realtà quella dei Digic X è una famiglia che si aggiorna in continuazione. Ciò crea un po’ di disorientamento in chi legge la scheda tecnica perché, perdendo la numerazione progressiva, non si riesce più a percepire la differenza in questo ambito. Se in futuro verrà aggiunto un qualcosa che indichi la versione di riferimento al nome Digic X sarà a tutto vantaggio degli appassionati.

 

 

Una volta presa in mano la sensazione di familiarità, per chi ha provato il precedente modello, è forte. Le dimensioni esterne sono rimaste invariate e la differenza di peso è di appena una trentina di grammi, attestandosi su 699 grammi comprensivi di schede e batteria. Il passaggio dal doppio slot per schede SD a quello doppio per una scheda SD e un CFexpress tipo B avrebbe potuto portare delle differenze maggiori, ma per fortuna non lo ha fatto.

 

La disposizione dei pulsanti ricalca quella delle EOS R6 Mark II senza sostanziali differenze, d’altra parte c’era stato già un cambiamento importante passando da EOS R6 a EOS R6 Mark II e sarebbe stato sbagliato cambiare ancora. Dal mio punto di vista il fatto che si siano tenute in considerazione le difficoltà degli utenti per passare dalla modalità fotografica a quella video e viceversa è positivo; quando un grande costruttore si accorge di aver sottovalutato qualche aspetto e ascolta chi quelle fotocamere le usa è sempre una cosa buona. Aver spostato il tasto di accensione dall’altra parte della calotta per sostituirlo con un interruttore che permetta di passare dalla funzione fotografia a quella video è un vantaggio rispetto ai modelli precedenti, infatti chi operava con la EOS R6 o la EOS R5 doveva premere più tasti rendendo ciò tutt’altro che immediato. Chi questa operazione la doveva compiere una volta ogni tanto nemmeno si accorgeva del problema, ma tutti quelli che dovevano eseguire questa operazione continuamente per lavoro avevano effettivamente un problema che ora Canon ha risolto.

 

In questo raffronto dall’alto si possono apprezzare le differenze nella disposizione dall’alto tra il primo modello di EOS R6 e i due successivi, che invece mantengono lo stesso schema di base.

 

Essendo abituato ad utilizzare lo schermo LCD superiore durante la mia attività professionale mi dispiace che anche su questo nuovo modello di EOS R6 non sia presente, ma il fatto è che manca proprio fisicamente lo spazio per inserirlo. Creare spazio togliendo la ghiera PSAM - anche se da sempre Canon chiama a modo suo le funzionalità semiautomatiche immagino che abbiate capito di cosa parlo - e inserire il tasto MODE come sulla EOS R5 avrebbe potuto teoricamente funzionare, ma la scelta è forse dovuta alla necessità di differenziare i due corpi macchina e di contenere i costi su questa serie.

 

Una cosa che potrebbe risultare un’inezia per molti e che ho invece trovato molto comoda è il fatto che oggi il menù abbinato al tasto “M-Fn” è composto da due righe per un piccolo gruppo di 8 funzioni principali e ciò velocizza il cambio dei parametri. Per chi invece è abituato a utilizzare il menù rapido, quello indicato dal tasto “Q”, la configurazione rimane in linea con quella del passato consentendo a ognuno di scegliere come agire sulla fotocamera in base alle proprie preferenze.

 

L’autofocus merita un discorso più approfondito. Da qualche anno i progressi fatti attraverso il machine learning sono notevoli, quindi dire semplicemente che si tratta di un Dual Pixel CMOS AF II non rende l’idea. Ormai quello che per anni è stato il tallone d’Achille delle mirrorless è divenuto uno dei loro punti di forza. Con la EOS R6 Mark III mi sono trovato benissimo e seguire un soggetto è semplicissimo visto che si può scegliere di far fare tutto alla fotocamera oppure a scelta si può selezionare una voce tra “Persone”, “Animali” o “Veicoli” e la fotocamera cercherà il soggetto nella categoria selezionata.

Avendo a disposizione una cadenza di scatto continuo che va dai 12 fotogrammi al secondo con otturatore meccanico ai 40 fotogrammi al secondo disponibili utilizzando l’otturatore elettronico potersi affidare a un autofocus affidabile è essenziale e sulla EOS R6 Mark III quello in dotazione è eccellente.

 

Ho apprezzato molto anche la funzione prescatto, che consente di salvare fino a 20 fotogrammi precedenti al momento della pressione del pulsante di scatto, il cosiddetto pre-boost. In poche parole, dopo aver attivato la funzione, quando si preme a metà il pulsante di scatto la fotocamera inizia a scattare e a salvare fino a 20 fotografie, che però verranno effettivamente scritte nella scheda di memoria solamente quando si preme a fondo il pulsante di scatto, altrimenti verranno automaticamente cancellate. Per spiegare in modo estremamente semplice il vantaggio di questa funzione immaginate di partecipare a un safari e di stare aspettando che un animale compia un’azione da fotografare o vi troviate su un campo da gioco in attesa dell’azione decisiva, potete premere a metà il pulsante di scatto e iniziare a registrare le foto; a quel punto, se non ci sarà qualcosa di interessante da salvare basterà rilasciare il pulsante di scatto e si elimineranno in automatico tutte le foto, se invece la scena si farà interessante basterà premere il pulsante di scatto a fondo e non solo si avranno tutte le fotografie salvate durante la pressione del pulsante, ma anche le 20 precedenti che ci hanno fatto capire che qualcosa stesse succedendo. Potenzialmente, imparando a gestire questa funzione, si può risparmiare il salvataggio di migliaia di foto inutili snellendo di molto il lavoro di revisione degli scatti.

 

La March 761 portata in gara da Vittorio Brambilla pilotata da Emanuele Pirro durante il Grand Prix Storico di Roma del 2026.

 

A proposito dell’autofocus e delle sue capacità vorrei raccontarvi un episodio curioso che mi è capitato proprio facendo questo test. Nei giorni in cui ho avuto in prova le EOS R6 Mark III si è tenuto il Grand Prix Storico di Roma 2026, una sfilata di auto d’epoca più che un Gran Premio, ma utile per saggiare la capacità dell’autofocus di riconoscere le differenti auto. Come ho già detto gli autofocus oggi vengono addestrati attraverso il machine learning, cioè si danno in pasto a un software migliaia di fotografie affinché questo impari a riconoscere i soggetti. L’autofocus è stato in grado di riconoscere facilmente le auto che sfilavano senza problemi di forme, colore o dimensione, le seguiva tutte senza problemi, compresa una McLaren di Formula 1 del 1999 di Mika Hakkinen, segno che per far apprendere l’autofocus siano stati usati veicoli di veramente tutti i tipi, finché … finché non è arrivata una March 761 guidata da Emanuele Pirro e portata in gara originariamente da Vittorio Brambilla. Ebbene, quell’auto ha inizialmente messo in crisi l’autofocus, che preferiva mettere a fuoco una Fiat Panda parcheggiata a bordo strada, probabilmente non riconoscendo nelle forme di quella vecchia monoposto quelle di un’automobile. D’altra parte si tratta di una macchina veramente strana da vedere anche agli occhi di un essere umano, figuriamoci per un software. Per fortuna è bastato cambiare le impostazioni dal riconoscimento dei veicoli a quello automatico e il software percependo che stavo seguendo proprio quella vecchia auto di F1, pur non riconoscendola, nei passaggi successivi è riuscito sempre ad agganciarla senza esitazione. Ciò ci ricorda sia quanto gli autofocus di oggi possano essere efficaci, sia quanto di fatto quella che consideriamo una forma di intelligenza artificiale non sia altro che uno strumento e che l’uomo abbia ancora il controllo finale del risultato se sa come districarsi tra le opzioni offerte nei momenti di difficoltà.

 

Questa foto è scattata a 3200 ISO in jpeg. La fotocamera per attenuare il rumore ha impastato molto la fotografia. Ormai, con i software evoluti che il mercato ci offre, è meglio scattare in RAW e ridurre il rumore con quelli.

 

Per quanto riguarda il comportamento alle sensibilità più alte ci sono da dire due cose: la prima è che rispetto alla EOS R6 e alla EOS R6 Mark II, che avevano come sensibilità massima 102.400 ISO espandibili fino a 204.800 ISO, per la EOS R6 Mark III Canon ha scelto di limitare la gamma di base a 64.000 ISO e quella massima espandibile a 102.400. La seconda è che con gli strumenti per la rimozione del disturbo tramite intelligenza artificiale ormai quello del rumore agli alti ISO sta diventando un problema secondario. Posso affermare che se fotografate in jpeg il software tende a impastare un po’ il risultato finale, ma avendo scattato queste foto con un obiettivo quale l’RF 24-240mm F4-6.3 IS USM, che è di suo già un po’ morbido, nel mio caso ho preferito scattare in RAW e poi attenuare il rumore mediante Camera Raw. Se volete un’opinione posso dirvi che dalla EOS R6 Mark III ho ottenuto semplicemente quello che mi sarei aspettato, una mirrorless dalle prestazioni in linea con quelle del suo segmento di mercato.

 

Mi è invece piaciuto parecchio il comportamento dell’esposimetro. Canon ne adotta sempre di equilibrati, che permettono di scattare in tutta tranquillità sin dai primi momenti.

 

Anche in condizioni difficili ho trovato l’esposimetro perfettamente equilibrato.

 

Come i due modelli che l’hanno preceduta anche la EOS R6 Mark III utilizza una batteria LP-E6, solo che ora è nella versione LP-E6P invece che in quella LP-E6NH. La nuova versione della batteria non consente una maggior durata, ma da quel che ho potuto leggere è stata introdotta per assicurare un’alimentazione più costante in fase di ripresa video ed è stata introdotta con la EOS R5 Mark II. Avendo mantenuto inalterata la capacità della batteria e avendo aumentato le prestazioni la EOS R6 Mark III non può raggiungere i 760 scatti con una sola carica che assicurava la EOS R6 Mark II, ma si ferma a 620. Dalla mia esperienza sul campo devo dire che l’autonomia è tale che non si percepisce questa differenza, probabilmente la minore durata di una carica sarà apprezzabile solo ed esclusivamente da chi si occupa di cerimonie, mentre a tutti gli altri la EOS R6 Mark III permette di completare una giornata di scatti in totale sicurezza. Al massimo, se volete proprio stare sicuri e non volete comprare una seconda batteria, potrete portare con voi un power bank per ricaricare all’occorrenza la fotocamera attraverso il cavo USB.

 

Prima di passare alla conclusione la considerazione sul prezzo promessa in apertura di test. In questi ultimi anni ci siamo abituati, o sarebbe meglio dire rassegnati, a veder aumentare i prezzi di tutte le nuove fotocamere. In particolare nel 2022 l’inflazione è stata altissima rispetto agli anni precedenti, ma anche negli ultimi tempi i prezzi sono aumentati. La tecnologia ha retto, almeno in parte, ma l’aumento delle spese di trasporto ha inciso comunque praticamente su qualunque oggetto e sarebbe stato lecito aspettarsi brutte sorprese. Quando la EOS R6 arrivò sul mercato nel 2020 il prezzo di listino era di 2.829 euro, nel 2022 la EOS R6 Mark II si presentò con un prezzo di listino di 2.989,99 euro, oggi la EOS R6 Mark III ha un prezzo di listino di 2.999,99 euro, appena 10 euro di differenza nonostante l’incremento di prestazioni che vi ho descritto. Questo giustifica secondo me alcune scelte fatte da Canon, come quella di puntare su un sensore d’immagine non stacked, per non gravare eccessivamente sul prezzo finale.

 

Come ho scritto in apertura le sensazioni provate con la prima EOS R6 furono più che positive, a distanza di sei anni da quel test la EOS R6 Mark III mi ha lasciato sensazioni simili. Oggi la differenza principale è che è nata la EOS R8 e che una parte del pubblico - quella degli amatori evoluti, ma non troppo - si orienterà su quella per questioni di prezzo, ma la EOS R6 Mark III è un ottimo prodotto che può essere tranquillamente usato da un professionista anche come primo corpo macchina. Il prezzo di listino non è basso, ma se si fa una breve ricerca si vede che anche in molti negozi fisici si comincia a trovare a prezzi inferiori a quello indicato dal produttore, in più ci sono ciclicamente delle promozioni durante l’anno come il cashback o lo sconto diretto in cassa promosse da Canon che possono essere veramente allettanti per chi ha intenzione di acquistare questa mirrorless.

 

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
logo fotografiamo.png
  • Facebook - Black Circle

Facebook

  • Instagram - Black Circle

Instagram

Invia un suggerimento

© 2017-2025 by FotografiAmo.net. Proudly created by studioevidence www.fotografiamo.net

Fotografiamo.net non assume alcuna responsabilità per l'uso che potrebbe essere fatto di qualsiasi informazione o argomento contenuta nel sito, ne può garantirne l'esattezza in ogni minima parte anche se cura e pubblica il materiale con il massimo impegno e buona fede.

bottom of page