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L'Eye Control AF di Canon serve e funziona davvero?


Per il numero di Fotografare attualmente in edicola ho avuto la possibilità di provare a fondo la Canon EOS R3. Ne è uscito un test completo e interessante che vi consiglio di recuperare perché tocca molti aspetti che altri colleghi non hanno trattato. Inutile dire che si tratta di una fotocamera davvero eccezionale perché penso lo immaginiate già. Anche solo leggendo la scheda tecnica o vedendo il prezzo di listino appare chiaro che non si tratta di una fotocamera entry level.



In queste righe però mi piacerebbe dedicare la mia attenzione solo all'Eye Control AF, un sistema di autofocus molto interessante quanto preciso che si avvale di ben 8 led per capire la direzione dello sguardo del fotografo e individuare il punto di messa a fuoco desiderato. Questa tecnologia riesce a farlo alla perfezione sia che si guardi a occhio nudo sia che si indossino gli occhiali da vista e la calibrazione personale si può salvare in slot diversi se per esempio il fotografo indossa a volte gli occhiali e a volte le lenti a contatto e richiamare all’occorrenza. La fase di calibrazione inoltre è rapida e semplice. Insomma i passi avanti di questa tecnologia rispetto alla prima versione che abbiamo conosciuto con la EOS 5 del 1992 sono notevoli.




Dopo averlo provato per giorni e giorni in situazioni diverse però la domanda che mi faccio è questa: veramente ha senso utilizzare una tecnologia del genere oggi? La risposta non è così scontata come si potrebbe credere perché bisogna prima averla provata con mano per un tempo lungo. All'inizio sembra tutto fantastico, si guarda un soggetto e immediatamente la macchina sposta un piccolo cerchio che indica il punto di messa a fuoco proprio lì dove stavamo guardando. Spostiamo lo sguardo su un oggetto vicino? In un istante il punto di messa a fuoco si sposta con precisione. Un gran vantaggio penserete voi, invece non è così perché oggi che i mirini sono elettronici e al loro interno si trovano molteplici informazioni l’occhio tende inevitabilmente a cercarle senza che ve ne accorgiate. Voi no, ma l’Eye Control AF sì che se ne accorge! Per esempio un’informazione che da paesaggista trovo molto comoda da visualizzare è l’istogramma. Averlo di fronte agli occhi in semi trasparenza non è un problema una volta che ci si è abituati a vederlo, ma è una di quelle informazioni che fa vagare l’occhio nel mirino e ciò porta a un cambiamento del punto di messa a fuoco continuo. Lo stesso vale per le altre informazioni visualizzabili, anche la semplice visualizzazione della livella elettronica porta al medesimo risultato.




Insomma dopo qualche giorno di prove ho provato a disattivarlo per ultimare il test e non ne ho sentito la mancanza per un motivo importantissimo: l’autofocus della EOS R3 è in grado da solo di riconoscere il soggetto, sia esso umano, animale o meccanico e di seguirlo e di prevederne i movimenti. In ogni situazione in cui ci si dovesse trovare l’autofocus della EOS R3 va oltre ogni aspettativa, allora perché utilizzare una tecnologia che, per quanto interessante, aveva un senso su una fotocamera del 1992, se poi sfruttando il meglio della tecnologia attuale ho già a disposizione più di quello che mi servirebbe nella realtà operativa?

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