Paola Chiappini, “ALTRA VISIONE” (Genova, Centro di Cultura Formazione e Attività Forensi)
- Alessandro Fabiani

- 2 giorni fa
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Non tutte le mostre fotografiche devono urlare per farsi ricordare. Alcune lavorano più in silenzio, e ti restano addosso proprio perché non ti hanno spinto: ti hanno attirato. “ALTRA VISIONE”, personale di Paola Chiappini, parte il 13 gennaio 2026 e rimane visitabile fino al 6 febbraio 2026 a Genova, presso il Centro di Cultura, Formazione e Attività Forensi dell’Ordine degli Avvocati, in via XII Ottobre 3.
Il luogo, già di suo, è interessante: non è il classico white cube né il museo iper-noto, ma uno spazio culturale legato a un’istituzione cittadina. Questo cambia l’energia della visita: entri in un posto che nasce per altri scopi e che, proprio per questo, quando ospita fotografia produce un effetto particolare, un po’ “fuori asse”. E spesso l’arte, quando è fuori asse, respira meglio.
La mostra viene descritta come un percorso di fotografia fine art in cui realtà e dimensione fantastica si fondono, con un uso del colore come elemento emotivo e percettivo. Chiappini è presentata come artista genovese attiva anche a livello nazionale e internazionale: quindi, pur essendo una mostra “di casa”, non è un’operazione locale in senso stretto, ma un capitolo coerente di una ricerca più ampia.
Gli orari sono molto comodi per chi vive la città anche in modo pratico: la mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, 8:30–18:30, con ingresso libero. Questo la rende perfetta anche come deviazione diurna, senza il vincolo del weekend o dell’orario serale. E Genova, a gennaio, ha quella luce metallica e quel contrasto mare-pietra che sembrano già una fotografia in potenza: se ci arrivi in anticipo, via XII Ottobre e il centro storico nelle vicinanze offrono scorci di architettura, ombre strette e improvvisi slarghi che sono un manuale di composizione naturale.
In una mostra come questa, il piacere sta anche nel vedere come l’autrice costruisce un “altro” senza effetti plateali: spesso la dimensione fantastica non è un drago che entra in scena, è un dettaglio che cambia il significato dell’intera immagine. È il genere di fotografia che ti chiede di rallentare, e in cambio ti dà quella ricompensa rara: uscire con la sensazione di aver visto qualcosa che non si lascia riassumere subito.














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