• Rodolfo Felici

Eduardo Martins, il fotografo inesistente



È stata definita la più grande truffa del fotogiornalismo, ed è stata raccontata dai giornali di tutto il mondo.

Eduardo Martins, un giovane brasiliano di 32 anni, biondo con gli occhi azzurri, surfista, che dopo aver combattuto la sua personale battaglia contro la leucemia a 18 anni avrebbe trovato la forza e l’ispirazione per cambiare vita, diventando un fotografo di guerra, in realtà non è mai esistito.

I suoi reportage in prima linea da Aleppo, Gaza, Mogadiscio e Mosul gli sono valsi un profilo Twitter da 120mila follower ed uno Instagram da 58mila, interviste e pubblicazioni sul Wall Street Journal, Bbc, Vice e Le Monde. Sul portale Waves.Terra il giornalista Fernando Costa Netto lo intervista per via telematica diffondendo il suo mito, quello del giovane “fotoreporter delle Nazioni Unite” sempre in prima linea, in Iraq, Siria, e fra i Peshmerga in Kurdistan, che dona i proventi del suo lavoro in beneficienza.

L’uomo, si sa, ha bisogno di credere nei miti, e la fotografia, specie quella di guerra, si presta per sua natura a questo tipo di illusioni. La storia di Martins è un plagio nel plagio, ed ha un ben più illustre precedente. Nel 1954 in Indocina a soli 41 anni perse la vita il povero Endre Ernő Friedmann mettendo il piede su una mina, o piuttosto morì il personaggio inventato da lui e Gerda Taro per vendere più fotografie alle agenzie internazionali, l’eroico e impavido fotografo di guerra Robert Capa?

Come è noto l’inganno funzionò talmente bene che il povero Friedmann rimase travolto dal personaggio da lui creato, il quale passò alla storia al posto suo, e che ancora continua a firmare le sue opere. L’autenticità e la paternità di alcuni degli scatti che lo hanno reso leggenda è stata recentemente messa in dubbio (alcuni pensano che siano della compagna Gerda Taro, altro nome d’arte), così come alcune delle eroiche storie che vi sono dietro.

Ma il paragone non regge il confronto. Nel 2017 gli emuli di Capa non rischiano la vita sbarcando da un barcone in Normandia: aprono un profilo Instagram e comodamente in poltrona si limitano a rubare online le immagini di fotografi di guerra veri (le foto di Martins erano quelle dell’americano Daniel C. Britts) e a “specchiarle” con Photoshop, spacciandole per proprie. E in questo non vi è proprio nulla di eroico. E’ solo il brutto remake di un film già visto. Ma si sa, i remake sono sempre peggiori dell’originale.


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