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Missing Bullet

Pubblichiamo un secondo racconto a tema fotografico di Paolo del Signore. "Missing Bullet" si colloca temporalmente prima dei fatti narrati in "Immobili", pubblicato sulle pagine del nostro blog di fotografia qualche settimana fa, e ne costituisce un immaginario antefatto.

La reazione fu istintiva, abbassare la testa e poi piegare le ginocchia, farsi curvo e cercare riparo. Poi girare la testa lentamente, controllare che il luogo sia in sicurezza, quel tanto che basta. Ed infine non dimenticarsi di prendere un bel respiro e mantenerlo forzatamente regolare. Gli spari provenivano dalla sua destra e seguivano idealmente un cono, chi sparava era appostato in fondo ad un vicolo tra i resti di case in cemento armato. Jonathan si era rifugiato dietro i resti di una camionetta bruciata che era già crivellata di colpi, quindi non molto utile per proteggersi, ma almeno utile per non farsi prendere come bersaglio. Il caschetto ed il giubbotto antiproiettile erano dell'ultima generazione, non si poteva badare certo a spese su queste cose, che rientravano nella dotazione di sicurezza, senza la quale non ti facevano proprio partire. E poi l'assicurazione che aveva fatto solo per sua figlia, nel caso peggiore lei se la sarebbe cavata. Per il resto tutto era al limite del budget. Perfino la fotocamera era "budget", era stata comprata dalla redazione facendo una colletta, aveva distrutto quella precedente per salvarsi la pelle, e pochi istanti prima aveva avviato l'upload satellitare con priorità, sperando che qualcosa arrivasse in redazione. Per sua fortuna, estrema in questo caso, fece una notevole copertura dell'assalto della Coalizione, pur non essendo un fotografo ​embedded​. Mostrava anche le cose che non piacevano, ed erano molte, questo alcune volte lo aveva salvato. La scritta "PRESS" sul giubbetto e sul casco non valevano a molto quando sei davvero sul campo. Ma la sua faccia, suo malgrado, era diventata famosa, quasi più famosa delle sue foto. Non era una bella cosa, ma alcune volte si dimostrava più utile che dannosa. Un ronzio in lontananza lo fece mettere in guardia.


La sala era abbastanza piccola, dipinta di grigio scuro. Non aveva finestre, l'aria condizionata era l'unica salvezza, erano in quattro in quel momento, due piloti, una giornalista ed il caporedattore.

"Forza, mettiti sul cornicione ed attiva la telecamera". Il drone scese lentamente e si posizionò sul cornicione, inquadrando Jonathan sulla destra che era ancora accovacciato. Gli spari provenivano da un vicolo ancora più a destra, mentre per il momento nessuno rispondeva alle raffiche. "Allora fai una diagonale ed alzati lentamente, vediamo se riusciamo a trovare un punto in cui si vede quel dannato!"

Jonathan sentì che il ronzio aumentava e che il drone stava andando verso gli spari. Si voltò e capì il pericolo, quei pazzi stavano passando proprio sopra di lui per raggiungere il vicolo, fregandosene del fatto che Jonathan fosse nella stessa traiettoria del drone. Di colpo uscì un miliziano che imbracciava un fucile automatico, Jonathan sbiancò per un lungo attimo. Lo sguardo del miliziano non cercava questa volta lo storico avversario, ma vagava in alto verso la direzione del suono del drone, che per lui poteva tranquillamente portare morte e distruzione. La scritta "PRESS" era anche sul drone ma per il miliziano non era assolutamente un buon motivo per non abbatterlo o per credere anche solo per un istante che fosse una buona cosa. Il miliziano armeggiò sul fucile, commutando da raffica continua a colpo singolo. Poi prese la mira e sparò. Il drone cadde a terra, e da lì le cose si misero male per Jonathan. Il miliziano aveva abbassato per un attimo lo sguardo per rimettere la raffica continua ed aspettava qualcuno alle sue spalle che lo coprisse. Jonathan non aveva vie di fuga che permettessero di arretrare verso la zona controllata dalla Coalizione. Poteva solo andare indietro alla sua destra ed infilarsi in un vicolo che era posizionato quasi a novanta gradi rispetto alla strada dalla quale partivano le raffiche. Un bel respiro, precedette la sua breve corsa, erano circa otto metri dal punto in cui si trovava. Il miliziano lo vide. Un istante prima di commutare nuovamente la sua arma a raffica continua, decise invece di ritentare la fortuna. Vide la scritta "PRESS" ed il primo pensiero fu che quel tizio sbucato da dietro la camionetta bruciata fosse lo stesso che pilotasse il drone che aveva appena abbattuto. Mirò per non uccidere, lo voleva vivo.

Jonathan sentì un fortissimo colpo alla spalla. Cadde faccia a terra, stordito. Il giubbotto funzionò a perfezione e le cinghie di assorbimento tirate lungo il suo corpo evitarono che la spalla uscisse dalla sua sede.

Il miliziano non poteva fare molto altro che sparare, il suo rinforzo non arrivava e non si poteva spostare senza copertura. Pensò che al calare della sera sarebbe riuscito a muoversi con più facilità ed a raggiungere quel vicolo, in cui probabilmente c'erano ancora dei civili.

Jonathan si sentì tirare dalle braccia ma non aveva forze per reagire, nè per trascinare il suo corpo al riparo. Accolse come un insperato dono quel tentativo coraggioso da parte di ignoti civili, messi allo stremo da mesi di combattimenti, di trarlo in salvo, letteralmente.

Nella redazione di Chrono! le urla del redattore capo erano appena smesse. "Rimettiamoci al lavoro, ne abbiamo ancora uno, facciamolo lavorare!" Dopo poco anche il secondo drone seguì la fine del primo, le cose non stavano andando bene, ci voleva una soluzione al più presto. "Insomma chi era quel tipo, lo sappiamo? Non è che è lui quello che ci ha tirato un brutto scherzo?". Il caporedattore chiese al direttore del network televisivo di fare una chiamata ai piani alti, capire se c'erano cose che non sapevano, trovare una soluzione che accontentasse tutti.

"Ecco qui, K6-217". Il drone era davvero ben messo. Era un ​light armored UAV anche se non sembrava, aveva un armamento standard ed una dotazione standard per lo spionaggio, quindi telecamere di ottima fattura, sensori vari, insomma il solito. Quello che gli mancava era una candida scritta "PRESS" che però non fosse troppo grande, né troppo piccola. "Ecco fatto, ora tutto è pronto, ne abbiamo una decina subito e se volete nei prossimi giorni potrò arrivare ad una cinquantina, uguali a questi, tutti testati per le condizioni più estreme". Il fornitore era lo stesso degli enti governativi, quel drone era però stato escluso dalla dotazione militare e passato in categoria civile solo qualche mese prima, per una questione di poco avevano perso una commessa militare ed ora era stato prontamente riconvertito per uso civile. Tutto perfettamente legale, ci mancherebbe. "Le procedure sono semplici, abbiamo inibito le funzioni militari, erano degli algoritmi che consentivano una precisione estrema. Sì, li abbiamo inibiti, sono lì, ma non possono essere usati. Per il resto insomma è un signor drone, per la parte di comunicazione usiamo connessioni satellitari proprietarie con eventuale default sulla rete commerciale in casi particolari, tutto criptato end-end. Per il prezzo? Questi primi dieci sono in comodato d'uso gratuito, sì, pagherete solo assicurazione e tasse sul valore scontato del quaranta percento. A conti fatti appena il doppio del valore di quei droni che avete perso. Secondo me l'offerta è alla vostra portata, appena farete qualche servizio, le quotazioni in borsa del vostro network schizzeranno in alto ed avrete sufficiente liquidità per pagare questi ed il resto della flotta. Allora, che ne dite?".

Jonathan si era ripreso e quel miliziano non si fece vivo. La cosa era strana ma Jonathan iniziò a pensare che forse volevano cambiare qualcosa nella loro strategia. Altrimenti non si sarebbe spiegato il non essere stato preso come ostaggio. Forse i civili erano schierati e non neutri come pensava. Forse però aveva troppo pochi elementi per fare una tale supposizione. Ci vogliono fatti ed i fatti li devi scoprire da te, nessuno te li va a regalare. Quella volta che si rifiutò di scattare e quasi ci rimise la vita non la dimenticava.

"Fai il tuo lavoro! Scatta! Scatta o lo uccido!" urlava e non aveva volto, cambiava continuamente nel suo sogno. "No, se scatto tu lo uccidi, se non scatto lo lasci andare". "Stupidoooo! Non hai capito! Lo ammazzo, lo ammazzo! Se non scatti lo ammazzo!". E poi, prima che potesse accadere qualsiasi cosa, Jonathan si svegliava, con il cuore che batteva veloce ed il respiro corto, con gli occhi bagnati e la fronte sudata.

"Dobbiamo non solo fare un ottimo servizio, dobbiamo riuscire a costruire un ​format televisivo che venderà in tutto il mondo, dobbiamo standardizzare il tutto e nel contempo guidare l'audience". La redazione del Chrono! guardava piuttosto perplessa il direttore. "Quello che voglio è qualcosa di epico, qualcosa che assomigli ad un romanzo, che sia però anche abbastanza rapido e che non sappia di già visto".


Dopo qualche giorno tutto era pronto. I droni arrivavano da tutte le direzioni, con la loro bella scritta "PRESS". Tutte le telecamere erano attive, la diretta era iniziata. Tutt'intorno si respirava un innaturale silenzio. La redazione aveva pianificato tutto, nei minimi particolari. In pratica una fiction televisiva si inseriva a forza dentro la scena di un combattimento reale. Dopo poco sembrava di essere dentro un film di guerra, con situazioni mai presentatisi prima né lì, né in alcun altro scenario di guerra che Jonathan avesse vissuto. Jonathan sapeva distinguere il vero dal falso e soprattutto conosceva il sapore delle caramelline che ti danno per addolcire la pillola. Quella situazione suonava falsa, in qualsiasi punto la si battesse. Mai vista una tale quantità di droni, mai vista una tale sequenza di azioni insensate, sembravano tutte comparsate di consumati attori. Prese il binocolo cercando i nomi sulle mimetiche, chiamò la sua redazione. Niente, non risultava niente. Quelle persone non avevano nomi di militari in zona, ad esempio "F. Muller" era di stanza in una base militare molto lontana da lì; ed era davvero nella sua base, avevano appena avuto la scansione

del foglio presenze da "un amico dell'amico dell'amico". E lo stesso valeva per tutti i tizi in mimetica che d'improvviso apparivano sulla scena, ci stavano due o tre minuti e poi scomparivano. Solo uno rimaneva, era dotato di una lunga antenna per comunicazioni, di un binocolo. La cosa che non quadrava era che non guardava la scena del combattimento ma stava guardando verso l'alto. Guardava i droni. Ecco un altro punto in cui battere ed il suono era sempre quello: falso.

Erano alcune settimane che Jonathan aveva chiesto di parlare con il direttore, diceva che la cosa era seria. Purtroppo la linea satellitare cadeva spesso, non riusciva a parlare al suo capo. Le azioni del format della Chrono! erano sempre innocue per gli attori, ma non per i miliziani ed i civili. La gente moriva, veniva ferita, soffriva. Jonathan aveva in mente un piano. Poi un giorno riuscì finalmente a parlare al suo direttore, che concluse "Sei un pazzo ragazzo, lo sai?" ma il tono non era cattivo, somigliava a quello che aveva suo nonno quando lo rimproverava da piccolo.

"Voglio parlare con loro, potete aiutarmi?" La frase che Jonathan voleva esprimere era semplice e cercò quindi di farla tradurre dalla sua redazione. La cosa funzionò. Organizzarono quindi un incontro. Un ragazzo del luogo poi si fece avanti: divenne da quel momento il suo traduttore sul campo.

"Vi vogliono usare, stanno facendo dei soldi con voi, con le vostre morti!". Era legato ad una sedia, come pure il ragazzo che era accanto a lui, fermato alla stessa sedia anche se bloccato solo per un braccio. Il ragazzo tradusse e finalmente qualcosa si mosse. Jonathan illustrò il suo piano. Dovevano costruire una strana bomba che avrebbe fatto cadere a terra tutti i droni e distrutto tutte le radio. E non solo. Jonathan aveva avuto accesso ad un documento messo a disposizione dal solito "amico dell'amico dell'amico" e questa volta non era un foglio firme. Ora sapeva come mettere insieme i pezzi e quello che mancava se lo sarebbe fatto costruire. Avrebbe tirato giù quegli avidi sguardi.