I social stanno cambiando la percezione della fotografia. In peggio.


Gli strumenti tecnologici che il nuovo millennio ci ha fornito sono qualcosa di semplicemente impensabile fino a qualche anno fa ed hanno offerto delle enormi possibilità agli appassionati di fotografia, ma non è tutto oro quel che luccica.


Il discorso è complesso e devo fare una premessa per farvi capire cosa intendo: quando mi sono appassionato alla fotografia, ed in particolare a quella di paesaggio, questa passione mi ha aperto un ventaglio di possibilità alle quali neanche avevo mai pensato in precedenza. Vedere 50 albe all'anno nella mia città, andare e tornare più volte in luoghi iconici del mondo e cercare di entrare in empatia con luoghi e persone lontane perché per poter fotografare qualcosa bisogna prima averla capita. Da quando fotografo per professione ad esempio passo molto tempo a leggere libri e guide dei posti che ho già visitato o di quelli che mi appresto ad andare a fotografare. Insomma la fotografia ha aumentato a dismisura la mia curiosità e la mia sete di conoscenza del mondo.


Con i gruppi Facebook trovare altri appassionati di fotografia non è difficile, ma le nuove generazioni che hanno conosciuto la fotografia principalmente grazie allo smartphone e ad Instagram hanno molto spesso un approccio completamente diverso alla fotografia perché ne hanno un'idea completamente falsata. Spesso i giovani pensano che debbano essere per forza essi stessi i soggetti della foto che scattano e che i "like" misurino in qualche modo il loro successo. Per questo Instagram ha provato a togliere la visualizzazione del numero di "mi piace" cercando un modo per risolvere un problema ormai divenuto troppo grande per essere fermato. È un po' come cercare di spegnere i roghi che devastano la foresta Amazzonica un bicchiere d'acqua alla volta e aspettarsi di cambiare le cose.


In questi anni infatti la mania di protagonismo e la voglia di diventare influencer ha portato molti giovani a cercare di sfruttare la fotografia per i propri propositi di successo. È così che mi è capitato di vedere giovani mettersi in posa davanti al Colosseo, davanti ai Sassi di Matera od alle Tre Cime di Lavaredo per scattarsi una serie di selfie, scegliere quello migliore, postarlo ed andarsene via in fretta e furia. Il luogo così non diventa più un qualcosa con il quale entrare in contatto per conoscere una cultura diversa, è diventato un semplice sfondo. Si va nei luoghi per dimostrare di esserci stati e non per conoscerli. Ma non solo: è tutto un fiorire di ragazze giovani o giovanissime che si mostrano più o meno (spesso meno) vestite davanti alla fotocamera quando nella vita non farebbero mai cose del genere, con il chiaro obiettivo di sembrare delle modelle, sembrando invece spesso invece goffe ed impacciate. Sono situazioni che semplicemente non appartengono e non apparterrebbero alla loro cultura se non fosse per i social.


Il problema non è il mezzo, come ho detto Facebook ed Instagram possono essere mezzi fantastici per condividere la propria passione fotografica, ma è il modo in cui molte persone usano questi mezzi che può provocare dei danni a chi quei mezzi non sa come usarli al meglio. Oggi i social sono passati dalla possibilità di condividere le fotografie allo sfruttare la fotografia per alimentare un egocentrismo che sarebbe stato difficilmente immaginabile anni fa.

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