Di questa foto si sta parlando molto, ma non per quello che rappresenta davvero
- Gianluca Laurentini

- 10 minuti fa
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Qualche giorno fa Filippo Venturi, un fotografo divulgatore che si è spesso occupato di denunciare i rischi collegati all’uso dell’intelligenza artificiale, ha pubblicato un post molto ben scritto e circostanziato in cui evidenziava come la foto che vedete qui sopra sia stata modificata o ricreata attraverso l’intelligenza artificiale. A notare per primo queste anomalie e a convincere Filippo Venturi ad approfondire il caso è stato il fotografo Michele Lapini.
Che la foto abbia qualcosa di strano è facile da capire per chiunque si occupi di fotografia, ma il grande pubblico spesso non ha gli stessi strumenti a disposizione per farsi un’idea. Non è un caso insomma che ad accorgersene per primi siano stati due fotografi.

Vedendo la foto originale si notano diversi dettagli che sono funzionali solo a creare un’immagine più emotivamente coinvolgente, ma sul fatto che il poliziotto Alessandro Calista sia stato accerchiato e picchiato da un piccolo gruppo di manifestanti a Torino il 31 gennaio 2026 non vi è dubbio. Il problema relativo a questa foto quindi potrebbe essere ridimensionato perché il fatto è accaduto realmente, ma quando la foto viene pubblicata e rilanciata dal Viminale, dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dalla Polizia di Stato stessa bisogna fermarsi un attimo a riflettere, soprattutto se si considera che molti quotidiani l’hanno rilanciata senza porsi alcun problema, forti dell’autorevolezza della fonte.
Alcuni stanno scrivendo che per la prima volta si è usata una foto generata dall’Intelligenza artificiale per uno scopo politico, ma non è vero. Gli esempi di manipolazioni di fotografie da parte del potere che potrei fare sono tanti e ve ne lascio tre qui sotto. Il primo è il finto arresto di Trump diffuso qualche anno fa sui social, prima della sua rielezione per il secondo mandato. È vero che questa è stata una delle prime volte in cui si è usata l’AI e non sappiamo nemmeno chi ci sia dietro la sua diffusione, ma la manipolazione fotografica è in realtà molto più antica, la seconda foto infatti è famosissima quanto iconica e rappresenta due soldati dell’armata rossa che il 2 maggio 1945 alzano la bandiera dell’Unione Russa sul Reichstag di Berlino appena conquistato. Bene, pochi sanno che la prima pubblicazione della foto venne censurata dalla Tass perché il soldato in primo piano indossa due orologi, uno per polso, quindi probabilmente almeno uno dei due era stato sottratto a un soldato tedesco morto e ciò si pensava avrebbe potuto portare discredito all’Unione Sovietica. L’autore quindi ne cancellò uno prima della pubblicazione. Non è solo la Russia però ad aver usato escamotage del genere, anche gli Stati Uniti d’America, sempre nel 1945, con la foto dell’alza bandiera di Iwo Jima di Rosenthal hanno in qualche modo iconizzato la scena per renderla più vendibile sulle riviste. Rosenthal infatti fece la foto in un secondo alza bandiera il giorno successivo e la foto del vero alzabandiera di Lowery finì nel dimenticatoio.
Questi esempi solo per dire che da sempre il potere utilizza cosa gli conviene per influenzare l’opinione pubblica e il vero problema non è tanto che organi ufficiali abbiano utilizzato una foto palesemente posticcia di un evento realmente accaduto, ma che l’abbiano ripubblicata anche i mezzi di informazione senza porsi problemi e derogando alla loro reale funzione di controllo della politica. Senza quei due fotografi magari l’opinione pubblica non si sarebbe nemmeno posta il problema pensando che quella foto fosse reale. Ritengo che la cosa più grave e della quale nessuno parla sia il fatto che qualcuno si sia sentito al sicuro nel rendere una foto più emozionale sapendo che il clima nel paese è quello che è, che la gente non sa leggere una fotografia ed è facilmente raggirabile. Che in Italia sia tornato un clima di propaganda in cui si sono formati due schieramenti è realtà da almeno un quarto di secolo, ma l’asticella viene alzata regolarmente negli ultimi tempi.Trovo ancora più grave che avendo catalizzato l’attenzione con la foto del poliziotto si sia riusciti a far passare sotto traccia altri eventi parimenti gravi successi nella stessa manifestazione, come il pestaggio di un fotografo da parte della polizia. Perché non bisogna dimenticare che come tra i manifestanti ci siano delle teste calde, anche tra le forze dell’ordine non tutti i componenti dimostrano di aver capito quale sia il loro vero compito e se i mezzi d’informazione non sono in grado di raccontare la realtà il problema è ancor più grave di quello che vi stanno raccontando dopo essersi accorti di essere stati fregati.






















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