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Shutterstock, scontro interno con alcuni dipendenti per la censura delle ricerche in Cina

Aggiornato il: 3 apr 2020



Che la Cina sia un paese non democratico è noto a tutti; il regine del partito comunista ha si portato il paese a diventare la seconda potenza mondiale, ma a che costo ?


Considerando i danni che si stanno perpetrando nel mondo con la chiusura di attività industriali decise dal governo cinese per arginare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, probabilmente dovremo tutti riconsiderare la nostra dipendenza dalla concentrazione della produttività in un unico punto nel mondo.


Detto ciò Shutterstock , uno dei provider di contenuti autorizzati di alta qualità quali immagini, video e musica, ha adottato una politica al quanto discutibile pur di operare in un mercato con un bacino di utenza enorme e in forte ascesa, la Cina.


Una fetta consistente della forza lavoro della Shutterstock, circa 1000 dipendenti, ha firmato una petizione contraria alla censura attuata dalla società su richiesta del governo cinese. Ma Il presidente e Chief Operating Officer Stan Pavlovsky durante l'incontro indetto con gli impiegati firmatari della petizione, trasmesso anche alla NBC News (stazione televisiva americana), li ha esortati semplicemente ad andare a "perseguire altre opportunità" se la politica aziendale non era a loro gradita, scelta perseguita da appena tre di loro.


Personalmente ritengo poco etico avere il profitto come unico obiettivo, e non dare ascolto alla coscienza. Le multinazionali si trovano spesso di fronte a questo tipo di problemi morali. E' preferibile espandere il proprio mercato ad ogni costo o perseguire un ideale rinunciando ad una parte del profitto?




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