• Rodolfo Felici

Il rapporto fra forma e funzione ed il rinascimento della fotografia

Aggiornato il: 29 ott 2019


“Se tutto quello che hai è un martello, tutto sembra un chiodo.” [Osservazione di Baruch] "La fotocamera migliore è quella che hai sempre con te" [Chase Jarvis (citando probabilmente Yoshihisa Maitani)]

La fotografia, come ogni altra arte, dipende strettamente da strumenti, tecniche e da pratica costante nel tempo. È parimente vero che vi è uno stretto rapporto fra forma e funzione in qualsiasi strumento creato dall'uomo. La storia della fotografia è strettamente legata alla storia dell'evoluzione dello strumento fotografico. Ci sono stati vari momenti di transizione nella storia delle tecnologie Fotografiche che hanno comportato rivoluzioni nel modo di fare fotografia. Alcuni di questi momenti di rivoluzione sono stati l'introduzione della pellicola ad opera della Kodak nel 1888 (ed il conseguente abbandono graduale delle lastre di vetro come supporto), la diffusione della pellicola medio formato e di fotocamere costruite in leghe metalliche (evoluzione coincidente all'incirca con il primo conflitto mondiale e relativo sviluppo tecnologico), l'introduzione della pellicola 35mm in fotografia grazie alla Leica e la sua diffusione in ambito professionale grazie all'invenzione delle reflex ad ottica singola intercambiabile con la Nikon F. Poi sono arrivate le fotocamere compatte, con la Olympus XA progettata dall'ingegner Yoshihisa Maitani, un altro grande artefice di rivoluzioni fotografiche, ed è nata l'idea, e la necessità, di avere una fotocamera "sempre con sé". Ogni volta che la fotocamera è cambiata, è cambiato il modo di fotografare e di pensare alla fotografia. La naturale evoluzione delle fotocamere compatte ideate dall'ingegner Maitani è lo smartphone che ognuno di noi ha in tasca, il tipo fotocamera di gran lunga più diffuso sul pianeta, che ha sostituito da tempo sugli scaffali la categoria "fotocamere compatte" e quella delle videocamere amatoriali. Sono evidenti a tutti i vantaggi che comporta il poter condividere istantaneamente immagini e filmati, ed il modo in cui è cambiato il nostro modo di concepire la fotografia. Vorrei invitarvi a riflettere però sull'unico punto a sfavore di uno smartphone dal punto di vista fotografico, l'unico svantaggio realmente insormontabile se non cambiando la mente di chi lo usa, la nostra mente. Lo smartphone non ha, e non avrà mai, la FORMA di una fotocamera. È concepito per non avere una forma, per scomparire nelle mani di chi lo usa, per essere un "black mirror" con una forma staminale e pluripotenziale, adatta a molteplici scopi. È essenzialmente un monitor che prende la forma di ciò che contiene, un pezzo di vetro fra noi e la realtà, un grosso mirino privo di comandi fisici, la perfetta fotocamera "punta e scatta". Anzi, "punta, scatta e condividi". La Huawei non sbaglia quando invoca al "rinascimento della fotografia" con il suo P20. Viviamo veramente nel rinascimento della fotografia, un periodo di rivoluzione delle arti come quando fu inventata (o riscoperta) la prospettiva (grazie proprio a strumenti ottici, lenti e camera oscura compresi [http://www.cultorweb.com/ottica2/Pittori.html]) Lo slogan colpisce nel segno perché il rinascimento deve molto alla fotografia in un certo senso, e viceversa. Il limite di uno smartphone rispetto ad una fotocamera è solamente quello di non aiutare a sviluppare una mentalità fotografica. Chiunque giri con una Leica a tracolla (o con qualsiasi fotocamera tradizionale da questa derivata) sa bene che, per il principio per cui "se giro con un martello vedrò tutto come un chiodo", è la fotocamera stessa che ricorderà al suo padrone di scattare delle fotografie. È pressoché impossibile avere una fotocamera a tracolla e dimenticarsi di scattare. Con uno smartphone invece questo accade regolarmente, a meno che chi lo ha in mano non abbia già sviluppato una forte mentalità fotografica. Lo smartphone come strumento invita a navigare su web e social, a telefonare, a leggere articoli e libri, a giocare, e mille altre cose. Una di queste importantissime funzioni è quella di scattare e condividere video e foto. Al contrario della fotocamera tradizionale però, finisce per distrarre dal mondo circostante invece che invitare ad osservarlo con altri occhi, e siccome il requisito principale per qualsiasi forma d'arte è la pratica giornaliera, questo può finire per essere un grosso limite. Girando con una Leica a tracolla ogni giorno per dieci anni c'è una alta probabilità che diventerete migliori fotografi o che riuscirete a raccogliere molte buone foto. Girando con uno smartphone in tasca per dieci anni evidentemente non accade la stessa cosa, altrimenti ognuno di noi sarebbe diventato ormai un maestro della fotografia.

È necessario essere consapevoli di questo limite dello strumento e godersi allegramente questo ennesimo momento di transizione nella storia della fotografia.

È bello ed utile avere con sé uno smartphone, possibilmente con un'ottima fotocamera, e allo stesso tempo continuare ad utilizzare quotidianamente fotocamere tradizionali con mente fotografica.

Buona luce a tutti!

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