• Rodolfo Felici

Direttamente dal 1975, i consigli per la camera oscura

Aggiornato il: 28 ott 2019


Il bello della fotografia, lo abbiamo già detto, è che ci consente di viaggiare nel tempo.

Sfogliando un numero di Fotografare del Dicembre 1975 mi sono imbattuto in un articolo di Marcello Betocchi sui “consigli in camera oscura”. Ebbene, i consigli sono ancora validi ed interessanti per chiunque ancora si occupi di sviluppo e stampa con il tradizionale procedimento chimico, ma le foto a corredo dell’articolo, che all’epoca in cui son state pubblicate avevano uno scopo esclusivamente didattico, risultano oggi interessanti dal punto di vista storico.

Come direbbe Alberto Angela, “cosa avremmo potuto trovare in una camera oscura del 1975?”, in piena era analogica, una età dell'oro per la pellicola e per lo sviluppo casalingo?

Le immagini dell'articolo in questione ci consentono di giocare a fare gli archeologi della fotografia, e di dare un occhiata in una camera oscura dell'epoca, per scoprire che in fondo, attrezzature vintage a parte, non è poi così diversa da una camera oscura di adesso.

La prima cosa che possiamo notare sono le luci di sicurezza, da posizionare una vicino alla bacinella per lo sviluppo ed una vicino all’ingranditore, dotate di filtri colorati a tenuta di luce.

Viene consigliato un filtro anticalcare per l’acqua, una cosa molto in effetti molto utile soprattutto in città come Roma, dove l’acqua è molto pesante ed eliminare il calcare dai negativi risulta piuttosto difficile nonostante l'uso dell'imbibente dopo il lavaggio della pellicola.

Il cronometro da muro era poi considerato un compagno prezioso nella fase di sviluppo. Nella foto viene mostrato un cronometro meccanico di fabbricazione tedesca, forse uno Junghans. Gli orologi di questo tipo avevano lancette e numeri fluorescenti, e non fosforescenti, per non rovinare la pellicola. La fluorescenza si riferisce alla proprietà che hanno alcune sostanze di assorbire radiazioni e di emetterle in modo visibile, mentre la fosforescenza è un fenomeno di emissione radiativa, cioè di emissione spontanea.

In pratica una vernice fosforescente non smette di emettere luce al buio, una fluorescente invece si, perché non brilla di luce propria, benché consenta di vedere meglio i numeri sotto determinate sorgenti di luce. Posso dirvi per esperienza diretta che prima di entrare in camera oscura bisogna assolutamente ricordarsi di togliere qualsiasi orologio da polso. Le lancette al trizio di cui sono dotati quasi tutti gli orologi analogici quasi certamente lasceranno segni sulla pellicola se vi scordate di togliere l'orologio mentre caricate quest'ultima nella tank. Questo è probabilmente il principale motivo per cui si consigliava l'utilizzo di un cronografo come quello in foto per controllare il tempo di sviluppo.

Si consigliava poi l'uso di un miscelatore per l'acqua calda e fredda, un'optional indispensabile per chi desiderava sviluppare il colore a casa, visto che in questo tipo di procedimento la temperatura riveste una importanza fondamentale ancor più che nel bianco e nero.

Era suggerito l'acquisto di una etichettatrice a rilievo, per poter marcare le bottiglie ed evitare la contaminazione fra i vari bagni, di una bilancia da farmacista per pesare i chimici per i vari bagni, e di un phon per asciugare la spirale fra uno sviluppo e l'altro, ed agevolare così il caricamento al buio della nuova pellicola.

Veniva poi il momento di scegliere il negativo da stampare, ed era necessario disporlo su un visore. Oggi ne esistono a led, sono molto pratici, in vendita su Amazon. Quello in foto è costruito artigianalmente, ed è da muro. Una soluzione molto pratica visto che in camera oscura ogni superficie orizzontale è preziosa.

Una volta posto il negativo sotto la luce dell'ingranditore vi era poi il problema di calcolare il tempo di esposizione corretto. Per il controllo dell'esposizione in fase di stampa era consigliato l'utilizzo di un timer o di un esposimetro per camera oscura, come il Philips 022.

L'uso di un esposimetro, consentiva di semplificare molto il lavoro, "evitare sprechi ed ottenere risultati perfetti".

Infine, per il lavaggio delle stampe si consigliava il risciacquo in acqua corrente per 30 minuti realizzando il cosiddetto "mulinello". Bisognava aggiungere una prolunga di gomma ad un normale flessibile da doccia, fissandola con una fascetta e restringendone l'estremità con un'altra fascetta. In questo modo l'acqua sarebbe uscita con maggior forza. Dopodiché bisognava poggiare il flessibile in modo da far sbattere l'acqua contro il bordo della vasca, creando un "mulinello" volto a creare un continuo moto circolatorio. La superficie emulsionata delle stampe è in questo modo bagnata da acqua sempre nuova e pulita.

Ma come era allestita una camera oscura al suo interno? Come erano posizionati gli arredi e le attrezzature?

In questo, possiamo chiedere aiuto alla Enciclopedia Pratica per Fotografare del 1979, edizione italiana edita dalla Fabbri editori della "The Focal Encyclopedia of Photography", un'opera veramente completa di cui vi consiglio l'acquisto se la trovate in vendita online.

Ebbene, l'Enciclopedia Fabbri consiglia tre soluzioni per allestire una camera oscura. La prima è una camera oscura provvisoria da allestire in un bagno, e da smontare dopo l'uso. Era la soluzione casalinga senz'altro più diffusa per chi non disponeva di spazi appositi (ed è anche la soluzione che ha adottato chi vi scrive).

Perdonate la qualità della scansione. L'enciclopedia suggerisce di posizionare le bacinelle di sviluppo sulla vasca, trasformata in banco di lavoro grazie ad una tavola opportunamente sagomata, dai bordi rialzati. Ingranditore e banco asciutto vanno posizionati lontano dalla vasca (io personalmente utilizzavo il ripiano della lavatrice, e la presa della stessa).

Per la luce si consiglia di sostituire quelle normali con delle lampadine di sicurezza colorate, per evitare che qualcuno accenda la luce dall'esterno (anche questa è una soluzione che ho adottato personalmente. L'unico problema è che poi quando gli ospiti vi chiederanno di usare il bagno si interrogheranno sulla ragione della luce rossa).

Vi è poi una soluzione da adottare nei sottoscala veramente affascinante. E' una soluzione di lusso rispetto alla prima, perché in questo modo si può allestire una camera oscura permanente, in una zona che normalmente è utilizzata come ripostiglio. L'unico problema è che non vi è acqua corrente nei sottoscala, per cui il libro consiglia di utilizzare semplicemente una vasca di lavaggio abbastanza grande. Non riesco a capire francamente come si possa creare un risciacquo adeguato delle stampe in un catino senza ricircolo di acqua, ma evidentemente era una soluzione diffusa. Non doveva essere molto comodo neppure cambiare l'acqua del grosso catino dopo ogni sessione di stampa. L'acqua pesa, e il rischio di allagare casa era alto. In compenso, l'Enciclopedia Fabbri ci ricorda che i sottoscala sono privi di finestre e quindi molto facili da oscurare.

La terza soluzione è quella extralusso, una camera oscura permanente e dotata di tutti i comfort, quali un essiccatore per le carte, un frigo per le pellicole e persino il famigerato armadio essiccatore che distrusse gli scatti dello sbarco in Normandia a Robert Capa.

Ecco, questa è la camera oscura dei miei sogni, chissà se riuscirò a realizzarla un giorno.

Francamente non capisco come possa essere a tenuta di luce la griglia di aerazione disegnata sulla porta però.

Per questa soluzione l'enciclopedia fornisce anche gli schemi dell'impianto elettrico ed idraulico, che pubblico nel caso possano tornare utili a chi desidera realizzarne una simile (ancora una volta perdonate la qualità della scansione).

L'enciclopedia ci fornisce infine uno schema per un piccolo laboratorio professionale per lo sviluppo del colore.

Anche questo è interessante ai fini del nostro breve viaggio nel passato.

Se avete ricordi della vostra camera oscura (foto, racconti etc.) che desiderate condividere, o se ne avete ancora una che utilizzate regolarmente, mi farebbe molto piacere una vostra testimonianza nei commenti qui sotto!

Buona luce a tutti!

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